Il 30 dicembre del 1991 Patti Smith si concede un regalo per il suo quarantacinquesimo compleanno, ultimando I tessitori di sogni.
Il desiderio di fermare su carta momenti che, diversamente, sarebbero andati persi è assolto, come la possibilità di fermare vita
che altrimenti sarebbe scivolata via come un’outtake scartata da un disco.
Un’opera che consente di comprendere meglio come occhi curiosi possano cogliere la grandezza dell’arte in ogni contingenza.
Come fosse l’unico vero motivo di vita.
Continua su News mag.
(grazie a Frida e Iris)
giovedì 4 luglio 2013
venerdì 28 giugno 2013
Pearl Jam - Vitalogy Tour Movie 1995
Ai fans che hanno seguito i Pearl Jam sin dagli esordi farà piacere sapere che, sul web site del regista Duncan Sharp, è stato – finalmente – caricato il Vitalogy Tour Movie 1995.
La selezione di questi 40 minuti, da ritenersi ufficiali, suscita emozioni a stento traducibili.
Per capirne la portata è doveroso vederlo. E magari rivederlo.
Un post relativo a questo agognato video si trova qui.
Enjoy!
La selezione di questi 40 minuti, da ritenersi ufficiali, suscita emozioni a stento traducibili.
Per capirne la portata è doveroso vederlo. E magari rivederlo.
Un post relativo a questo agognato video si trova qui.
Enjoy!
mercoledì 26 giugno 2013
Libro e CD: la nuova proposta della Piccola Orchestra Karasciò
Può sembrare un lavoro pretenzioso, invece si rivela un piccolo saggio. Un saggio incentrato sull’esperienza umana,
sul valico che separa le vedute di gioventù e senescenza, sul percorso ad imbuto, stretto com’è,
tra scelte che si ritengono decisive e casualità che ne lastricano il cammino.
Apologia, della Piccola Orchestra Karasciò, trova la sua ragione d’essere nell’accoppiata compact disc-libro, elementi interdipendenti che rendono distintiva un’opera profondamente espressiva esaltata da requisiti estetici.
Continua su LSDmagazine.
Apologia, della Piccola Orchestra Karasciò, trova la sua ragione d’essere nell’accoppiata compact disc-libro, elementi interdipendenti che rendono distintiva un’opera profondamente espressiva esaltata da requisiti estetici.
Continua su LSDmagazine.
martedì 4 giugno 2013
Spin Doctors - If The River Was Whiskey
Gli Spin Doctors tornano sulle scene con un background che annovera successi, cicatrici e tanto equilibrio.
Il nuovo If The River Was Whiskey (titolo fortuitamente identico a quello di una short story di T. Coraghessan Boyle) consente ai musicisti
di dissetarsi dalla fonte che tutto ha originato.
Non ad un barile di whiskey – come il titolo incoraggerebbe a pensare – ma al blues, sorgente inesauribile di un amore consumato tra i club della Big Apple
sin agli albori della carriera.Continua su News mag.
----------
If The River Was Whiskey Album Sampler
sabato 25 maggio 2013
Prima del punk c'erano i Death
Tutt'altro che nitida, la storia dei Death sembra inventata di sana pianta, imbastita com’è su ricordi in bianco e nero, esigue testimonianze e prove sbiadite dal tempo. E’ l’avventura di tre ragazzi che dal passato invadono il presente.Gli Hackney sono tre fratelli afroamericani di Detroit che mettono in piedi una band dal nome allegro come un necrologio. Iniziano a proporre black music rimanendo entro i recinti di una persistente ghettizzazione sociale e musicale, per poi scavalcare il muro di cinta che conduce in avanscoperta, verso l’innovazione sonora. Il successo nemmeno li sfiora e i tre suppongono di trovarsi in un vicolo cieco. Tornano sui propri passi, tentando di ricalcare a ritroso le orme di un percorso che, intanto, è stato presidiato da altri. La band a conduzione famigliare conosce i primi veri dissidi e implode su se stessa, salvo poi riemergere dall’oscurità – trent'anni dopo – grazie all’interesse che alcune incisioni inedite destano nell’ambiente musicale.
Fin qui la biografia dei Death non presenta risvolti originali e non giustifica la sollecitazione di grandi interessi. A renderla coinvolgente è un inconsueto particolare. Bobby (voce e basso), David (chitarra) e Dannis (batteria) sono musicisti neri impegnati a proporre qualcosa di assimilabile al punk dei bianchi già nel 1971. La ricomparsa di queste polverose registrazioni, recentemente, ha attirato l'attenzione di "musicofili" e vecchi fan. Tra questi anche uno tra i più illustri concittadini dei Death, un allibito Jack White che stenta ad archiviare quelle musiche in un lasso temporale così spostato indietro rispetto alla cronografia accertata.
Il pionierismo degli Hackney si deve alla suggestionante visione di un feroce set di Alice Cooper: è la sua musica che fa scoccare la scintilla, è la sua enfasi scenica ad invogliare il combo a farsi inconsapevole (nonché ante litteram) power trio. L’urgenza è quella di abbandonare il R&B in favore di suoni acidi e ritmi in piena accelerazione. Con il senno di poi, non sarebbe improprio affermare che nell’evoluzionismo rock i Death congiungono gli MC5 ai Ramones, gli Stooges ai Sex Pistols. Bestialità? Fandonie? Magari qualcuna. Si accenna addirittura al benservito dato dal trio al produttore Clive Davis, una divinità nello star system discografico americano, fortemente interessato al gruppo ma colpevolmente intenzionato ad abolire quel nome così impopolare per favorirne uno più commerciale. Per farsi un’idea di questa storia – oltre ad ascoltare i dischi riproposti sin dal 2009 dalla Drag City Records – sarebbe opportuno approfondire vicende ormai lontane con la visione di A band called Death, film che espone i fatti, interpella i protagonisti (tranne il chitarrista David, scomparso nel 2000) e cerca di fare chiarezza sulla vita della band venuta dal passato. Il punto è che il lungometraggio diretto da Jeff Howlett e Mark Covino difficilmente varcherà i confini statunitensi per approdare nelle nostre sale. L’alternativa? Acquistare il documentario direttamente dal web site della Drafthouse films che, tra l’altro, offre la possibilità di scaricare gratuitamente un demo d’epoca intitolato Politicians In My Eyes.
A BAND CALLED DEATH [Trailer] from Drafthouse Films on Vimeo.
giovedì 9 maggio 2013
Midnight Faces - Midnight Faces EP
Appartenenti alla corrente artistica che esalta la commistione tra sintetizzatori pop e chitarre rock, i Midnight Faces (Philip Stancil e Matthew Warn) promuovono un credo musicale che da subito rimanda ad atmosfere new wave.
Il loro biglietto da visita è Midnight Faces EP anticipatore di Fornication, full-length di debutto recentemente completato a Los Angeles con il produttore Jason Martin (The Drums, Cold War Kids, Starflyer 59).L’ep alterna momenti melodici a lampi ritmici in un incedere che afferra reminiscenze sonore propagandate dai Prefab Sprout (Now I’m Done) e passaggi sottilmente velati da psichedelia (Give In Give Out). Sono le passioni di Stancil e Warn a suggestionare le creazioni. Influenze diverse “come se”, ammette Warn, “Tom Petty fronteggiasse i Cure”. Su tutte è Feel This Way a conferire veridicità alle audaci affermazioni di Warn.
L’ep dei Midnight Faces, quattro brani originali più il mix di Feel This Way, è per gran parte segnato dalla piacevole contesa tra le differenti visioni poste in seno alla band.
Il risultato è inciso in quei quindici minuti che ne decidono le sorti.
Iscriviti a:
Post (Atom)

