Ecco la copertina del settimanale economico Business Week.
Il numero uscito il 27 febbraio scorso propone Mitt Romney, possibile candidato repubblicano alla presidenza USA, in versione Sleeveface.
Quando si tratta di presidenziali statunitensi, in un modo o nell'altro, salta fuori il nome del body builder del New Jersey o il suo all-time best seller: Born In The USA.
Fortunatamente l'accostamento tra il partito conservatore e il musicista è un mero gioco grafico (anche se la didascalia in basso a destra, sul giornale, non promette nulla di buono).
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lunedì 5 marzo 2012
lunedì 27 febbraio 2012
Philippe Petit - Extraordinary Tales Of A Lemon Girl (Chapter I: Oneiric Rings On Grey Velvet)
Prima che la musica popolare diventasse intrattenimento, le canzoni erano mute. Le frasi erano solo quelle scritte sul pentagramma, note che si infittivano o si diradavano per segnare il tempo in una battuta. In seguito il testo è diventato elemento essenziale capace di influenzare ritmi e melodie, ed è comparsa la voce a scandire tempo e imporre accenti.
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lunedì 10 ottobre 2011
domenica 24 luglio 2011
giovedì 23 giugno 2011
domenica 19 giugno 2011
Le verità nascoste
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giovedì 14 aprile 2011
venerdì 1 aprile 2011
mercoledì 20 ottobre 2010
“Il figlio del figlio”, il libro di Marco Balzano alle radici di un esodo
Nei romanzi on the road, di solito, si raccontano le storie che narrano il viaggio di andata. Le fughe sono sempre avvincenti, nascondono possibilità dietro ogni evento e gridano vendetta ai luoghi abbandonati.Il figlio del figlio, di Marco Balzano, narra al contrario le vicende legate ad un ritorno. Un itinerario a ritroso, da Milano a Barletta, da un nord squassato dai sussulti dell’economia a un sud che con i sussulti ci convive da sempre.
Tre uomini, lo stesso sangue nelle vene, il viaggio e ricordi sollevati come nuvoli di polvere ad ogni passo mosso in casa.
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giovedì 7 ottobre 2010
venerdì 13 agosto 2010
La musica assorbe l'attenzione
Militante politico della sinistra rivoluzionaria, operaio, muratore, conducente di convogli umanitari, scalatore, musicista, scrittore e chissà cos’altro.
Erri De Luca ha vissuto scorci di ordinaria esistenza e li ha tradotti in straordinaria prosa; ed ha alleggerito il peso di un'ardua ricerca durata l’arco della sua giovinezza.
Apprendo di poter fare due chiacchiere con lui, faccia a faccia, anche se “il Maestro”, mi dicono, “è molto particolare … parla poco”.
Mi chiedo se la fama dell’autore abbia vinto la semplicità dell’uomo e se, per davvero, dovrò chiamarlo con quell'appellativo ridondante.
Nella hall dell’albergo, mi accoglie con un largo sorriso e una calorosa stretta di mano. Affabile e ben saldo nelle sue convinzioni conferma la sua genuinità anche come uomo.
Prima di cominciare gli domando se preferisce essere chiamato “Maestro” e lui mi chiede in napoletano: “Maestr ‘e che?”. E’ informale e al tempo stesso riservato. Di tanto in tanto l’innata simpatia partenopea si palesa per scacciare l’umore da clausura che lo abita.
- Gli chiedo di come è messo il Paese.
L’Italia non è più un paese decisivo nello scacchiere internazionale mentre negli anni del dopoguerra, proprio per le faccende della Guerra Fredda, il Mondo era diviso in due Blocchi. L’Italia confinava con uno di questi due Blocchi (quello Sovietico, ndr) e aveva il più forte Partito Comunista d’occidente, la più forte sinistra rivoluzionaria d’occidente; era un nervo scoperto di quell’alleanza occidentale (NATO, ndr) era un punto decisivo dell’urto tra questi due Blocchi. Oggi l’Italia è stata completamente assorbita dentro il ventre economico dell’occidente e non ha più alcuna influenza. L’Italia, dal punto di vista internazionale, si può permettere di essere nessuno, e dal punto di vista economico è protetta sotto questo ombrello dell’Euro e quindi distribuisce le sue sorti insieme a quelle degli altri paesi dell’area. Sarebbe stato molto più difficile se fosse rimasta isolata da quest’area monetaria e si fosse tenuta la povera Lira. Adesso, l’Italia, è solo un’espressione economica dell’occidente.
Un po’ come diceva Joyce della sua Irlanda: condannata ad essere “la caricatura eterna del mondo serio”.
Be’ l’Irlanda era una provincia inglese ed è rimasta a lungo sottomessa a quell’isola maggiore. Noi no, insomma, siamo parte di una società monetaria.
Siamo azionisti di minoranza ma di una società monetaria.
- Gli chiedo di musica (ovviamente).
Se il “Peso della farfalla” fosse una sua canzone, la suonerebbe in minore o maggiore?
Minore (è fulmineo nel rispondere, ndr)!
E con quali strumenti la vestirebbe?
Be’ io conosco solo la chitarra. Non saprei … uno strumento a corde, comunque.
Altri strumenti?
No, non c’ho mai pensato. La vestirei con un solo strumento, con l’essenziale.
A dire il vero avevo anche pensato di portarle la mia chitarra acustica.
Be’ (sorride, ndr) ma io non mi trovo con quel coso a suonare (mima la pennata , ndr) …
Il plettro!
Eh! Mi risulta più facile suonare la chitarra classica con le dita.
E “Tre cavalli” potrebbe essere una suite?
Mah (sorride) non c’ho sentito nessuna musica. Ma quando scrivo, in genere, non posso stare a sentire musica. Potrei stare anche nel chiasso ma non immerso nella musica perché la musica pretende una certa attenzione. Non è un sottofondo per me, assorbe l’attenzione.
- Gli chiedo del suo passato, e delle sue storie finite in libri di grande successo.
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Erri De Luca ha vissuto scorci di ordinaria esistenza e li ha tradotti in straordinaria prosa; ed ha alleggerito il peso di un'ardua ricerca durata l’arco della sua giovinezza.
Apprendo di poter fare due chiacchiere con lui, faccia a faccia, anche se “il Maestro”, mi dicono, “è molto particolare … parla poco”.
Mi chiedo se la fama dell’autore abbia vinto la semplicità dell’uomo e se, per davvero, dovrò chiamarlo con quell'appellativo ridondante.
Nella hall dell’albergo, mi accoglie con un largo sorriso e una calorosa stretta di mano. Affabile e ben saldo nelle sue convinzioni conferma la sua genuinità anche come uomo.
Prima di cominciare gli domando se preferisce essere chiamato “Maestro” e lui mi chiede in napoletano: “Maestr ‘e che?”. E’ informale e al tempo stesso riservato. Di tanto in tanto l’innata simpatia partenopea si palesa per scacciare l’umore da clausura che lo abita.
- Gli chiedo di come è messo il Paese.
L’Italia non è più un paese decisivo nello scacchiere internazionale mentre negli anni del dopoguerra, proprio per le faccende della Guerra Fredda, il Mondo era diviso in due Blocchi. L’Italia confinava con uno di questi due Blocchi (quello Sovietico, ndr) e aveva il più forte Partito Comunista d’occidente, la più forte sinistra rivoluzionaria d’occidente; era un nervo scoperto di quell’alleanza occidentale (NATO, ndr) era un punto decisivo dell’urto tra questi due Blocchi. Oggi l’Italia è stata completamente assorbita dentro il ventre economico dell’occidente e non ha più alcuna influenza. L’Italia, dal punto di vista internazionale, si può permettere di essere nessuno, e dal punto di vista economico è protetta sotto questo ombrello dell’Euro e quindi distribuisce le sue sorti insieme a quelle degli altri paesi dell’area. Sarebbe stato molto più difficile se fosse rimasta isolata da quest’area monetaria e si fosse tenuta la povera Lira. Adesso, l’Italia, è solo un’espressione economica dell’occidente.
Un po’ come diceva Joyce della sua Irlanda: condannata ad essere “la caricatura eterna del mondo serio”.
Be’ l’Irlanda era una provincia inglese ed è rimasta a lungo sottomessa a quell’isola maggiore. Noi no, insomma, siamo parte di una società monetaria.
Siamo azionisti di minoranza ma di una società monetaria.
- Gli chiedo di musica (ovviamente).
Se il “Peso della farfalla” fosse una sua canzone, la suonerebbe in minore o maggiore?
Minore (è fulmineo nel rispondere, ndr)!
E con quali strumenti la vestirebbe?
Be’ io conosco solo la chitarra. Non saprei … uno strumento a corde, comunque.
Altri strumenti?
No, non c’ho mai pensato. La vestirei con un solo strumento, con l’essenziale.
A dire il vero avevo anche pensato di portarle la mia chitarra acustica.
Be’ (sorride, ndr) ma io non mi trovo con quel coso a suonare (mima la pennata , ndr) …
Il plettro!
Eh! Mi risulta più facile suonare la chitarra classica con le dita.
E “Tre cavalli” potrebbe essere una suite?
Mah (sorride) non c’ho sentito nessuna musica. Ma quando scrivo, in genere, non posso stare a sentire musica. Potrei stare anche nel chiasso ma non immerso nella musica perché la musica pretende una certa attenzione. Non è un sottofondo per me, assorbe l’attenzione.
- Gli chiedo del suo passato, e delle sue storie finite in libri di grande successo.
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lunedì 9 agosto 2010
Incontro con un Cronista giramondo
La lettera maiuscola di Cronista non è casuale.
Minà ha fatto la storia del giornalismo italiano, con serietà e passione. La Rai, in cambio, gli ha dato il benservito.
Sincero come al solito ha risposto con estrema chiarezza a qualche domanda.
Il 5 maggio scorso, Claudio Scajola si è dimesso dal suo incarico lasciando a Berlusconi il mandato di Ministro dello Sviluppo Economico, ruolo che contempla le mansioni del Ministero della Comunicazione. In un Paese in cui il conflitto d'interessi permane irrisolto, quanto è grave un fatto del genere? E perché l'opposizione continua a latitare su questi temi?
Be’ ci sono anche altri gravi problemi! C'è un senatore della Repubblica due volte condannato per collaborazione con la Mafia; c'è il Presidente del Consiglio che ha almeno tre/quattro processi irrisolti ... cioè il limite ormai dell'abnorme nel nostro Paese non si ferma solo a quanto lei dice. C'è qualcosa di più clamoroso. Ci vorrebbe un’opposizione. Un’opposizione che avesse gli attributi maschili per farsi valere, invece che un’opposizione attenta solo ai tatticismi. Non è più tempo di aspettare … non c’è più tempo.
Nichi Vendola, finalmente un politico del sud, è l'alternativa tanto agognata? Sarebbe in grado di fare dura opposizione a questo Governo e a certa politica?
Sicuramente sì, ma la presunta sinistra gli ha già "sparato addosso"!
Abbiamo una sinistra che deve andare a casa, perché ha sempre perso e ci ha lasciato in questa situazione. Deve farsi da parte e lasciare il campo a chi ha ancora speranza!
L'intervista continua su LSDmagazine
Minà ha fatto la storia del giornalismo italiano, con serietà e passione. La Rai, in cambio, gli ha dato il benservito.
Sincero come al solito ha risposto con estrema chiarezza a qualche domanda.
Il 5 maggio scorso, Claudio Scajola si è dimesso dal suo incarico lasciando a Berlusconi il mandato di Ministro dello Sviluppo Economico, ruolo che contempla le mansioni del Ministero della Comunicazione. In un Paese in cui il conflitto d'interessi permane irrisolto, quanto è grave un fatto del genere? E perché l'opposizione continua a latitare su questi temi?
Be’ ci sono anche altri gravi problemi! C'è un senatore della Repubblica due volte condannato per collaborazione con la Mafia; c'è il Presidente del Consiglio che ha almeno tre/quattro processi irrisolti ... cioè il limite ormai dell'abnorme nel nostro Paese non si ferma solo a quanto lei dice. C'è qualcosa di più clamoroso. Ci vorrebbe un’opposizione. Un’opposizione che avesse gli attributi maschili per farsi valere, invece che un’opposizione attenta solo ai tatticismi. Non è più tempo di aspettare … non c’è più tempo.
Nichi Vendola, finalmente un politico del sud, è l'alternativa tanto agognata? Sarebbe in grado di fare dura opposizione a questo Governo e a certa politica?
Sicuramente sì, ma la presunta sinistra gli ha già "sparato addosso"!
Abbiamo una sinistra che deve andare a casa, perché ha sempre perso e ci ha lasciato in questa situazione. Deve farsi da parte e lasciare il campo a chi ha ancora speranza!
L'intervista continua su LSDmagazine
lunedì 21 giugno 2010
Girolamo De Simone - Ai piedi del Monte
Nove brani strumentali che reclamano attenzione e ripagano con potenza espressiva. Girolamo De Simone propone Ai Piedi Del Monte, mezz’ora di performance pianistica dalle traiettorie tradizionali, a tratti operistiche, rinnovate con moderno acume.Continua su LSDmagazine
venerdì 18 giugno 2010
Standing Army
Pubblicato da Fazi Editore esce in questi giorni Standing Army un film, con acclusa monografia, che affronta “un viaggio alla scoperta dell’universo delle basi militari americane”. Un’ora e quindici per documentare una tra le realtà più potenti e meno esplorate ai nostri giorni.Dormireste sonni tranquilli su una polveriera?
Mandereste i bambini in una scuola posta a due passi da un arsenale?
E se la vostra casa fosse regolarmente investita dal boato di caccia-bombardieri?
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