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martedì 24 febbraio 2015

A long way down to the roots – Michele Giuliani plays Duke Ellington

Nel marasma di scialbe pubblicazioni reclamizzate in pompa magna, con toni enfatici e sparate sensazionali, conforta apprendere che qualcuno risponde solo ad urgenze scevre dai meccanismi del sistema, asservite unicamente alla spontaneità del momento.
Con una pubblicità che neanche può essere definita tale, Michele Giuliani promuove la sua idea di musica. Con poche righe autografe annuncia l’uscita di un nuovo album, affidando i suoi tormenti a un messaggio email capace di far coesistere timidezza ed ira per il letale mix di nefandezze e mercificazione che ha quasi annientato la sensibilità all’arte.
Pianista eclettico, Giuliani è autore che varca spesso i confini del jazz e della world per tornare alle radici del tutto, ad un’essenzialità schietta. A long way down to the roots – Michele Giuliani plays Duke Ellington impiatta il nòcciolo e getta la polpa. Radicalizza lo scontro tra spessore artistico e futilità presentando un monologo per pianoforte che indaga l’origine del legame tra alcune composizioni di Duke Ellington e i suoni dell’Africa. Una fascinazione che il maestro americano riporta in varie partiture, African Flower su tutte.
A long way down to the roots è proposta autentica che Giuliani offre con un sentito, ma tutt’altro che deferente, tributo all’eccellenza jazz. Reso integralmente disponibili in rete, “il disco” espone dieci reinterpretazioni intrecciate dall’improvvisazione e guidate da ipnotiche suggestioni. Un viaggio immaginifico e libero, in ogni senso, che riporta in auge raffinatezza e profondità artistica. Affidare queste cover allo streaming gratuito non arricchisce, ma buttare sangue per la musica ripaga moralmente e contribuisce a svelare la qualità. Proprietà umana e professionale che a Michele Giuliani non manca.

mercoledì 5 gennaio 2011

Lost dogs

Lost dogs, cani dispersi. Un modo di dire che indica incisioni rare, b-side e canzoni rimaste fuori dalle pubblicazioni ufficiali. Brani persi proprio come quelli raccolti in un doppio dei Pearl Jam di qualche anno fa.
Qui non ci sono cani da accalappiare e nemmeno brani da rastrellare. I miei lost dogs sono solo tre dischi. Album sfuggiti all’acquisto compulsivo, al dnld corsaro o al prestito di un chierico Dick piuttosto che un Barry psichedelico (chissà quanti la capiranno questa). Titoli che sono arrivati tardi per l’assenza del giusto passaparola, perché usciti nel debosciato periodo estivo o perché eclissati da assillanti scadenze di fine anno.
Non solo per valutazioni oggettive, ma anche per affetto e gusto personale, ecco tre lost dogs nel 2010 recuperati “solo” oggi.


Michele Giuliani & Reunion Platz
Roots
(marzo 2010)

Splendidi ritmi, sontuose melodie e audaci interazioni tra jazz e musica etnica. Roots è un lavoro istintivo e appassionato. Un disco per resettare la mente e ripulire i timpani da tutte le porcate che ci propinano in questi periodi. E’ il modo “per riconquistare la piena padronanza del nostro mondo”.
Michele Giuliani, il suo piano e la Reunion Platz ricreano una “musica radicale”. Il jazz riportato alle radici, nella terra che l’ha originato, con i suoi strumenti e con i suoi colori.
Da non perdere.

MySpace ufficiale qui


Brad
Best Friends?
(agosto 2010)

Il rock morbido della chitarra di Stone Gossard e il soul pianistico e vocale del corpulento Shawn Smith: così germoglia la personale visione di un sound senza tempo che ipnotizza senza lasciare scampo. I Brad licenziano il loro quarto album in 17 anni! Al di là dei numerosi e preminenti impegni (su tutti quello di Stone con i Pearl Jam), dai risultati ottenuti appare evidente che il gruppo pubblica solo dischi genuini ed ispirati.
Best Friends? contende a Shame (debutto del 1993) lo scettro di miglior lavoro della band.
Semplicemente irrinunciabile.

Web site ufficiale qui


Artisti Vari (Billy Joel/ Bruce Springsteen & The E Street Band/ Crosby, Stills & Nash/ Simon & Garfunkel/ Jeff Beck/ Jerry Lee Lewis/ Lou Reed/ Metallica/ Mick Jagger/ Stevie Wonder/ Sting/ U2 …)
The 25th Anniversary Rock & Roll Hall Of Fame Concerts (novembre 2010)

Per i 25 anni della Rock’n’Roll Hall of Fame, una schiera di rockstar si raduna per festeggiare un genere che ha resistito a tutte le mode, rinnovandosi e contaminandosi, pur restando fedele alla propria ragion d’essere: la rivoluzionaria corsa controcorrente, la cronaca della strada, i sogni e le sconfitte musicati nel 4/4 in battere che spacca i timpani e smuove le viscere.
I due concerti, tenuti nella splendida cornice del MSG di New York, sono stati registrati il 29 e 30 ottobre 2009. La versione da 4 CD include 54 performance di attempati musicisti che hanno tramandato il verbo rock nel corso di questi ultimi quattro decenni. Vecchietti, sì, ma che a tratti danno la polvere alle nuove leve. Certo, il concerto in se – sorta di autocelebrazione – è una contraddizione in termini, un compromesso con l’establishment musicale. Ma il binomio “arte/affari” a certi livelli pare inscindibile. Mainstream rock da comprare (per l’appunto). Disponibile anche in DVD.

Pre-ascolto qui