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domenica 21 agosto 2011

Be your own dog. Coincidenze

"I'll start this off without any words" cantava Cobain in On a Plain. Io, invece, inizio e finisco senza un nesso. In piena anarchia. Anzi, apro e chiudo con i suoi versi.

Come si possono ricongiungere i fili di una fumosa trama che vede imbrigliati artisti diversissimi tra loro quali Joan Wasser, i dEUS e i Paramount Styles? Forse con un bel fico secco. Oppure intravedendo labili coincidenze che Nick Hornby avrebbe ironicamente, e magistralmente, descritto in cinquemila battute.

Be your own dog, ovvero non avere altri padroni. Cerca di essere, o rimanere, o magari diventare un cane sciolto. Sono parole pronunciate in un backstage alcolico dei dEUS. La “filosofia”, esposta integralmente qui sotto (*), è di "tale" Scott McCloud. Voleva solo essere un saluto post concerto ai componenti del gruppo belga e, invece, è diventato il rap introduttivo per Fell Off the Floor, Man (traccia di In a Bar Under the Sea). Vatti a fidare degli amici!

Conosco poco i dEUS e non mi sono lasciato sfuggire un loro concerto il 30 luglio (era pure gratis).
Tanti pregi e un grande difetto. Band composta da musicisti preparatissimi e frontman impeccabile. Il gruppo interpreta uno show denso, vario e dal sound pulito ma resta un po’ troppo “piantato”, fermo sugli stessi giri mentre il motore reclama un cambio di marcia che non arriva. Bravi, comunque, è che la loro età dell’impeto deve essere passata da almeno dieci anni.

I Paramount Styles si sono formati nel 2008. A settembre è previsto un loro tour europeo. Si portano dietro brani dal primo Failure American Style e dal più recente Heaven’s Alright. Indie rock americano tra (molta) tradizione e (poca) evoluzione. Il secondo full-length è un onesto lavoro. Mi è stato recapitato la settimana scorsa. Non contiene nulla che possa essere accostato allo scintillante passato dei Girls Against Boys - band nella quale hanno militato i due cardini dei Paramount, Alexis Fleisig e soprattutto Scott McCloud - ma si lascia apprezzare.
Scott McCloud, appunto. Lo Scott McCloud schiaffato dai dEUS in un loro brano. Ora vive a Vienna.

Sul finire del luglio scorso ho (ri)visto Joan As Police Woman dal vivo (24 luglio: sei giorni prima del concerto gratuito dei dEUS e un mese prima di ricevere il disco dei Paramount Styles). Un nesso con i precedenti personaggi c’è. Almeno credo.
Tra tutti gli artisti sul pianeta chi, il 13 luglio scorso, ha fatto tappa nella capitale austriaca?
La risposta è in una foto che proprio Scott ha pensato bene di scattare alla vigilia del concerto: quello che annuncia Joan Wasser, la musicista alla quale avrebbe fatto da gruppo spalla insieme ai Paramount.
Scott McCloud, insomma, pare l'anello di congiunzione tra dEUS e JAPW. Tutta gente che mi frulla intorno (no, forse sono io che li vado a cercare) a distanza di pochi giorni l'una dall'altra.

Ricapitolando ...

1. Fatti noti.
- Sul finire del luglio scorso ho (ri)visto JAPW dal vivo (24 luglio).
- Qualche giorno dopo ho visto i dEUS (30 luglio).
- La scorsa settimana ho ricevuto Haven's Alright dei Paramount Styles, band di Scott McCloud (ex Girls Against Boys).

2. Notizie apprese solo dopo gli eventi di cui sopra.
- Scott McCloud è autore dell’introduzione parlata di "Fell Off the Floor, Man" brano dei dEUS tratto dall’album In a Bar Under the Sea (1996).
- JAPW prima di suonare per ben otto date in Italia ha fatto tappa in Austria, nella capitale (13 luglio).
- Scott McCloud scatta una foto a un tabellone pubblicitario: quello che annuncia il live di Joan, lo stesso che proprio lui ha aperto.

Scott, i dEUS e Joan … personaggi apparentemente distanti ma legati fra loro in maniera davvero sorprendente. Rilevare le connessioni tra i tre, a pochi giorni dai concerti e dal ricevimento del nuovo dei Paramount, desta una certa perplessità.
Coincidenze, il mondo è piccolo. Be your own dog.
"It is now time to make it unclear/ To write off linesthat don't make sense/ One more special message to go".
_______________
(*) What about my philosophy, my philosophy
You got to be your, you got to be your own dog, you know?
You know what I'm talking about
Let's say yeah like a James Brown thing.
You gotta go sniffin' in your own turf
Be your own dog, don't let nobody put a leash on you
(Fell Off the Floor, Man)

martedì 8 marzo 2011

Joan Wasser: una soul-punk newyorkese a Novoli

Brava, disponibile e gentile.
Joan Wasser se ne va in giro per Novoli, da sola, a scattare fotografie ai monumenti.
Quando la incontro in un bar dove mi sono rintanato costretto dalla pioggia, scambiamo due chiacchiere. La scena è buffissima: io tento di rimanere serio, lei, calotta da aviere, pantaloni di pelle rossa attillati e scarponi militari, è seria. Stringe una bottiglietta d'acqua sotto braccio. Piena e aperta: senza accorgersene allaga il bar.
Sceglie alcuni macaroons (pasticceria secca) e fa di tutto per non farseli offrire. Invano.

E poi c’è lo show. Appagante. Joan canta assorta nel suo mondo senza mai staccare i piedi dalla terra che la ospita. E’ autentica quando risponde agli applausi con decine di “thank you”. Meno sincera sembra la meraviglia che mostra per un paesino dal fascino discreto ma antico (“really amazing”).
Finito il concerto autografa decine e decine di dischi e si presta a scatti fotografici con chiunque.
A me tocca la dedica su The Deep Field con tanto di ringraziamento per i macaroons.

Lontana dal divismo, Joan è una donna dal carattere davvero apprezzabile e una musicista che merita maggiore successo. Le confido il mio pensiero sulla sua musica, che poi è anche un augurio, e lei mi risponde con senso di responsabilità misto a pudore: “I try, I try!”.
Fantastica.

Setlist:

1. The Action Man*
2. The Magic*
3. Chemmie*
4. Hard White Wall**
5. Anyone***
6. Run for Love*
7. Flash*
8. Nervous*
9. Save Me***
10. Kiss the Specifics*
11. Forever and a Year*
12. Eternal Flame***
13. I was Everyone*
14. Real Life***

* (dall’album The Deep Field, 2011)
** (dall’album To Survive, 2008)
*** (dall’album Real Life, 2006)


Foto e video di Antonella Campese. Thank yoooooouuuuuuuu! :-)