Visualizzazione post con etichetta Brad. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brad. Mostra tutti i post

lunedì 7 maggio 2012

Brad - United We Stand

Prendete un chitarrista autore di riff immortali, musicista assennato con la sola grave mancanza di aver dimenticato per anni un Grammy (!) nel sottoscala. Prendete un cantante dalla stazza imponente ma dalla voce capace di lambire come brezza. E ancora, un batterista abile nel soppesare aggressività e clemenza, e un bassista che sprona il ritmo o mitiga il trend con morbidi tocchi. Prendete, insomma, Stone Gossard, Shawn Smith, Regan Hagar e Keith Lowe, musicisti di estrazioni diverse che immettono le proprie influenze nei Brad.
United We Stand, disco appena pubblicato, ricrea per la quinta volta in studio quell’alchimia centellinata in vent’anni di sodalizio.

Continua su LSDmagazine.

mercoledì 5 gennaio 2011

Lost dogs

Lost dogs, cani dispersi. Un modo di dire che indica incisioni rare, b-side e canzoni rimaste fuori dalle pubblicazioni ufficiali. Brani persi proprio come quelli raccolti in un doppio dei Pearl Jam di qualche anno fa.
Qui non ci sono cani da accalappiare e nemmeno brani da rastrellare. I miei lost dogs sono solo tre dischi. Album sfuggiti all’acquisto compulsivo, al dnld corsaro o al prestito di un chierico Dick piuttosto che un Barry psichedelico (chissà quanti la capiranno questa). Titoli che sono arrivati tardi per l’assenza del giusto passaparola, perché usciti nel debosciato periodo estivo o perché eclissati da assillanti scadenze di fine anno.
Non solo per valutazioni oggettive, ma anche per affetto e gusto personale, ecco tre lost dogs nel 2010 recuperati “solo” oggi.


Michele Giuliani & Reunion Platz
Roots
(marzo 2010)

Splendidi ritmi, sontuose melodie e audaci interazioni tra jazz e musica etnica. Roots è un lavoro istintivo e appassionato. Un disco per resettare la mente e ripulire i timpani da tutte le porcate che ci propinano in questi periodi. E’ il modo “per riconquistare la piena padronanza del nostro mondo”.
Michele Giuliani, il suo piano e la Reunion Platz ricreano una “musica radicale”. Il jazz riportato alle radici, nella terra che l’ha originato, con i suoi strumenti e con i suoi colori.
Da non perdere.

MySpace ufficiale qui


Brad
Best Friends?
(agosto 2010)

Il rock morbido della chitarra di Stone Gossard e il soul pianistico e vocale del corpulento Shawn Smith: così germoglia la personale visione di un sound senza tempo che ipnotizza senza lasciare scampo. I Brad licenziano il loro quarto album in 17 anni! Al di là dei numerosi e preminenti impegni (su tutti quello di Stone con i Pearl Jam), dai risultati ottenuti appare evidente che il gruppo pubblica solo dischi genuini ed ispirati.
Best Friends? contende a Shame (debutto del 1993) lo scettro di miglior lavoro della band.
Semplicemente irrinunciabile.

Web site ufficiale qui


Artisti Vari (Billy Joel/ Bruce Springsteen & The E Street Band/ Crosby, Stills & Nash/ Simon & Garfunkel/ Jeff Beck/ Jerry Lee Lewis/ Lou Reed/ Metallica/ Mick Jagger/ Stevie Wonder/ Sting/ U2 …)
The 25th Anniversary Rock & Roll Hall Of Fame Concerts (novembre 2010)

Per i 25 anni della Rock’n’Roll Hall of Fame, una schiera di rockstar si raduna per festeggiare un genere che ha resistito a tutte le mode, rinnovandosi e contaminandosi, pur restando fedele alla propria ragion d’essere: la rivoluzionaria corsa controcorrente, la cronaca della strada, i sogni e le sconfitte musicati nel 4/4 in battere che spacca i timpani e smuove le viscere.
I due concerti, tenuti nella splendida cornice del MSG di New York, sono stati registrati il 29 e 30 ottobre 2009. La versione da 4 CD include 54 performance di attempati musicisti che hanno tramandato il verbo rock nel corso di questi ultimi quattro decenni. Vecchietti, sì, ma che a tratti danno la polvere alle nuove leve. Certo, il concerto in se – sorta di autocelebrazione – è una contraddizione in termini, un compromesso con l’establishment musicale. Ma il binomio “arte/affari” a certi livelli pare inscindibile. Mainstream rock da comprare (per l’appunto). Disponibile anche in DVD.

Pre-ascolto qui

lunedì 30 marzo 2009

A trip back to the Nineties

R.E.M.
Automatic For The People (1992)

Il nome a quest’album, in pratica, lo ha dato il gestore di un ristorante spesso frequentato dal gruppo. Usava come intercalare il termine "automatic" e così, quei quattro mascalzoni di Athens, che ci tengono a battezzare gli album con nomi assolutamente fuori dal comune, hanno pensato bene di chiamare questo ottavo capitolo del loro epico romanzo “Automatic For The People”.
Il disco che include la bellissima e notissima “Everybody Hurts” succede al più commerciale, ma non meno valido, “Out Of Time”. Tristi perle in musica sono qui raccolte (“Drive” è superlativa) insieme a componimenti più confortanti (“The Sidewinder Sleeps Tonite”). Ma in un’ipotetica classifica dei migliori singoli della musica Rock, “Man On The Moon” ha davvero pochi altri pezzi davanti a se, mentre un discorso a parte merita la straordinaria penultima traccia: “Nightswimming”. Si tratta di una ballata pianistica molto dolce ed intensa, che culla liriche tracimate dal cuore in piena di uno Stipe in stato di grazia. Con questi versi, il buon Michael raggiunge vette poetiche inaccessibili a molti suoi colleghi. In pochi altri casi si può godere di un connubio così alto e spirituale tra note e parole. Curiosità: gli arrangiamenti degli archi presenti in questo brano sono opera dell’ex Led Zeppelin John Paul Jones.

Brad
Shame (1993)

Dall’unione artistica tra Stone Gossard e Shawn Smith nascono i Brad.
Non un side-project dei Pearl Jam che vive di luce riflessa, ma un gruppo rock capace di dar vita a lavori interessantissimi. E’ “Shame”, debut album del 1993, il lavoro che si distingue per originalità e ispirazione tra la parsimoniosa produzione della band di Seattle. Alterna momenti riflessivi (le splendide “Buttercup”, da 10 e lode, e “Good News”) a momenti impetuosi (“My Fingers”, “Raise Love”), ma degni di nota sono anche il funk di “20th Century” e l’orecchiabile “Nadine”.
Efficace lo slap di Jeremy Toback che accompagna al basso il falsetto di Smith su “Bad for the soul”, da dimenticare invece “Rockstar”.
La voce altamente soul di Shawn, il suo piano e le semplici trame chitarristiche di Stone, forgiano un sound davvero alternativo e tutt’oggi raro: undici tracce composte ed incise con sentimento, che dopo 16 anni mantengono tutta la freschezza e l’immediatezza dell'idea originale. Completano la squadra alla batteria Regan Hagar, altro esponente di spicco della scena di Seattle anni ’80 (ex Malfunkshun) e al mixer tale Brendan O’Brien.
Un disco buono per ogni momento, da metter su al risveglio o da godersi all’imbrunire.

Mark Lanegan
I'll Take Care Of You (1999)

E' orfano degli Screaming Trees, Mark Lanegan, quando incide questo fantastico album.
Essenziale sin dalla grafica di copertina, nel disco trovano spazio chitarra, voce (che voce!) e davvero poco altro senza mai annoiare.
Lanegan rivisita undici splendidi brani tra cui spiccano il folk di “Shiloh Town”, del compianto Tim(othy James) Hardin, e il traditional “Little Sadie” ripreso negli ultimi ottant’anni praticamente da tutti i più grandi folk singer americani. Ma anche la title track, resa nota dal grande Bobby “Blue” Bland, è davvero un gioiello: tra soul e blues, campanelli ridondanti, eco della chitarra e quel beat triste, "I'll take Care Of You" scaraventa il sound nel mezzo degli anni ‘60. Anche in “On Jesus’ Program” grande gospel di O(verton) V(ertis) Wright sono presenti toni Sixties, come pure nella fedele copia - canto pastoso e trascinato all inclusive - di “Shanty Man’s Life” del mitico Dave Van Ronk, e nella “Boogie boogie” dalla chitarra acquosa che si abbina alla cavernosa voce di Lanegan.
Chi inciampa da queste parti, merita di sapere quanta bellezza può essere racchiusa in un pugno di canzoni. Poco più di trenta minuti di cura disintossicante da tanta merda che circola, impunemente, al giorno d’oggi.