Nel maggio scorso Pete Seeger ha compiuto 90 anni. Gli ultimi 70 (!) li ha trascorsi per strada: a suonare musica, a fare politica, a guidare cortei per la pace.
E ancora oggi, a dispetto della sua veneranda età, il tenace Pete ama esibirsi in pubblico con il suo adorato banjo. Un banjo adibito ad arnese, macchina. “Questa macchina circonda l’odio e lo costringe ad arrendersi”. Ecco la traduzione del motto inscritto lungo il bordo del suo strumento. Un avvertimento più cortese, nella forma, ma non meno esplicito, nella sostanza, di quello esposto sulla chitarra di Woody Guthrie ("This Machine Kills Fascists").
Il 3 maggio scorso, davanti ad un nutrito e partecipe pubblico, Joan Baez, Bruce Springsteen, Dave Mattews, Ani DiFranco, Tom Morello e altri musicisti hanno celebrato il novantesimo compleanno di Seeger al Madison Square Garden di New York. Dall’evento sono state tratte le immagini per l'home video “Pete Seeger's 90th Birthday Celebration: The Clearwater Concert”, i cui proventi saranno devoluti all’Hudson River Sloop Clearwater. L’ente ambientalista, voluto dallo stesso Seeger negli anni '60, è nato per salvaguardare l’ecosistema del fiume Hudson e dei suoi affluenti. Ed è proprio dal palco, per l'occasione allestito a forma di Sloop, un battello a vela, che si sono esibiti folk singer e rocker intenti a festeggiare e a tener testa allo scontroso nonnetto (ecco una corale This Land Is Your Land). Anzi, per dirla alla maniera di Springsteen, “Pete sembra tuo nonno, se solo tuo nonno potesse prenderti a calci in culo”.
A quanto pare il tosto Pete dovrebbe correggere la scritta sul banjo con uno slogan più appropriato, tipo: “Con questa macchina sbeffeggio il tempo e lo costringo ad arrendersi”.
Preview del DVD
Sorta di nume tutelare, il cantante dei R.E.M. incrocia a più riprese il percorso artistico di Grant-Lee Phillips, il leader dei Buffalo. Stipe elegge Fuzzy miglior disco in circolazione nel 1993: l’affermazione alza la soglia di attenzione attorno al debut album dei californiani e le radio raddoppiano i passaggi dell’omonimo singolo. Due anni dopo arriva la grande vetrina grazie alla tournée con i R.E.M.: Grant-Lee Phillips, Paul Kimble e Joey Peters aprono ben 42 date del colossale “Monster Tour”. E’ sempre Stipe, nella veste di produttore esecutivo di Velvet Goldmine, a richiedere alla band un inedito per la colonna sonora del film (istanza accolta ed assolta con The Whole Shebang), ed è sempre lui a profondere inconfondibili armonie vocali in Everybody Needs A Little Sanctuary, brano di Jubilee (1998). Il calvo Mike coinvolge Grant-Lee perfino nel progetto di world music 1 Giant Leap (2002).
Grant-Lee Phillips non ha mai prodotto un best seller e non appartiene certo al “club dei vincenti”. Piuttosto rientra nella cerchia dei “capaci ma sfigati”, meglio noti come “musicisti di culto”, che si dileguano tra strette strade secondarie. Ecco perché dopo aver ascoltato il recente Little Moon ho pensato di ripercorrere la carriera artistica del genialoide Phillips, e dei suoi Buffalo, in una monografia 
Gli Stati Uniti hanno sempre trovato nella musica popolare una fonte inesauribile di riscatto e di incoraggiamento. Un paese che riconosce, per ogni epoca, un pugno di cantori capaci di vomitare strali ed invettive di intere generazioni e che individua autori abili nell’esorcizzare, con vena creativa inimitabile, i drammi della comunità. Letteratura e musica che si intersecano fino a diventare denominatore unico della cultura. Ecco perché alla recitazione di brani tratti da Furore, epopea di una famiglia ai tempi della Grande Depressione, si alterna l’interpretazione di This Land Is Your Land, scritta da Woody Guthrie nel 1940, e ancora una volta riproposta da Springsteen. Al progetto musicale aderisce buona parte del mondo folk più noto, quello che “vende”, e vede menestrelli di ieri e di oggi prodigarsi nel creare la spina dorsale di un lungometraggio davvero interessante. A Bob Dylan e Ry Cooder spetta il compito di rileggere Do Re Mi, un altro classico del repertorio di Guthrie (un americano comunista!), John Legend rifà il Marvin Gaye impegnato autore di What's Going On, Jackson Browne canta la sua The Drums of War e un Ed Vedder sempre più unplugged esegue una personale versione di Master Of War, dylaniano afflato poetico degli anni ‘60. Solo alcune performance presenti in video, però, vengono riproposte nella colonna sonora. Tra queste una “Depression-era labor song” intitolata Brother, Can You Spare a Dime?, straordinario inno alla solidarietà ad opera di Allison Moorer, Only a Pawn in Their Game (ancora di Dylan) folk ballad di aspra denuncia intonata dal “corvo nero” Rich Robinson e See How We Are, amabile canto a due voci per Exene Cervenka e John Doe (degli X).
La tracklist del CD assembla una godibile compilation di american roots music che lascia spazio anche a voci svincolate dal folk. E’ il caso della giovane promessa hip hop Lupe Fiasco, con l’acoustic rap version di American Terrorist, Taj Mahal con il suo Blues With A Feeling, Randy Newman con una sempre bella Sail Away e P!nk con Dear Mr. President, recente ambasciata inoltrata a George W. Bush in prosa e musica.
Forse due i difetti riscontrabili nell’intero progetto: la ridotta track list selezionata a fronte di una colossale disponibilità antologica (peccato non trovare gli anatemi di Phil Ochs e il banjo di Pete Seeger) e l’esclusione, nel CD, di alcune performance presenti nel film documentario (ad esempio Vigilante Man ancora a cura di Dylan con Cooder).