venerdì 19 ottobre 2012

The Jon Spencer Blues Explosion - Meat and Bone

Jon Spencer è tornato con il suo gruppo storico e un nuovo album. Meat and Bone sfrutta la tradizione, la propria. Musica tirata, secca e dura come il rock. Dannata e fangosa come il blues.

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venerdì 12 ottobre 2012

L'EP di Mr. Balzary

Il Silverlake Conservatory of Music non ha scopo di lucro. Qui i meno abbienti hanno la possibilità di imparare a suonare. I corsi si tengono sette giorni su sette e sono aperti a tutti, dato che non si ammettono discriminazioni di alcun genere e non si pongono vincoli di età.
La scuola di musica è nata undici anni fa, a Los Angeles, per volere di Michael Peter Balzary. A lui si devono gli annuali concerti benefici che mobilitano coscienziose rock star e le vendite all’asta di ricercate memorabilia che fruttano proventi da destinare alle attività del conservatorio. L’anno scorso l’insieme delle iniziative ha permesso di raccogliere una cifra superiore al 1.000.000 di dollari.
Un paio di mesi fa, Balzary ha provato a raccogliere fondi con la vendita di musica autoprodotta. Ha reso disponibile il download di un suo EP (la versione fisica, in vinile, è andata ben presto sold-out) chiamato Helen Burns. Registrato in casa insieme ad alcuni amici-musicisti, il concept conta sei tracce, per lo più strumentali e sperimentali, che vantano guest appearance di tutto rispetto. Jack Irons e Chad Smith, rispettivamente primo ed attuale batterista dei Red Hot Chili Peppers, sono della partita, ma a concedere smalto al progetto è Patti Smith. Affettuosamente definita “sorella” nelle note di copertina, la poetessa rock caratterizza con la sua inconfondibile voce il lento fluire della title track, una nenia che prende in prestito il nome dal personaggio descritto in Jane Eyre, romanzo d’epoca vittoriana firmato dalla scrittrice Charlotte Brontë.
Pronti sin dal 2007, ma mai pubblicati prima d’ora, i componimenti rispecchiano i toni cupi e instabili di chi è preda del down da superlavoro e in più vaga nell’indeterminatezza, stadio in cui versava Balzary al tempo delle sessioni casalinghe. Ma Helen Burns non è esclusivamente dimesso, offre anche momenti positivi (Lovelovelove) e ha il pregio di mostrare le doti di un autore che si svela trombettista intraprendente e apprezzabile polistrumentista.
Acquistabile con una libera offerta tramite il sito della Silverlake, l’EP è situato in un’apposita sezione riconducibile a Mr. Balzary, ai più noto come Flea, stravagante bassista dei Red Hot Chili Peppers.

giovedì 4 ottobre 2012

Rekkiabilly - Banana Split

Chitarra a condurre, fiati a dare corpo, contrabbasso più batteria a scandire i ritmi e voce a richiamare il fascinoso, intramontabile, invincibile rock’n’roll. I Rekkiabilly (lo slang barese recchia, da orecchio, che convola a nozze con l’americano rockabilly) sono capaci di infilare accordi solidi e rozzi in un profluvio di ironia. Il loro nuovo Banana Split esce su un mercato saturo di suoni preda della più turpe retromania (per rubare un termine a Simon Reynolds), dove per emergere serve, il più delle volte, poca sostanza e molta pubblicità ingannevole. Invece Dario Mattoni (chitarra e voce), “Amaro” Luciano Sibona (contrabbasso e voce), Guido "bumbum" Vincenti (batteria), Lidia Bitetti (sax) e Ricky "Ballerino" La Torre (tromba e voce) sublimano qualità e levità. Il disco è un tonico per il morale, un ceffone alle mode passeggere e alle strabiche visioni di chi diffonde il verbo sintetico dell’ultima band nata sotto il segno dell’elettronica più rigida (per inciso: cos’altro dopo i Depeche Mode?). Certo, ad un superficiale ascolto anche i Rekkiabilly corrono il rischio di essere rapidamente archiviati nell’ipertrofica sfilza di gruppi debuttanti eppure così nostalgici da risultare ammuffiti. Ma lavato via il gel dai capelli, e destata l’espressione vagamente ilare dai volti dei baresi, emerge il nocciolo di una band capace di sgusciare a tutto swing o di sfruttare dinamiche soul, di allacciarsi ai ganci del country e di improvvisare a tutto jazz. Molteplici influenze che si ritrovano nel singolo Sisma (che tramuta la leggerezza in sarcasmo), la title track o la Burn Toast and Black Coffee di Mike Pedicin tradotta in una chilometrica Toast e Caffè Arrosto. La matrice rock anni ’50 è incisa a chiare lettere nel DNA della band, ma l’integrità dei musicisti si lascia costantemente permeare da altri generi, come nella Six By Six che è cover di Earl Van Dyke. Dal vivo, tutto ciò si traduce in baldoria pura, in festa trascinante. E a proposito di concerti, quanti nel curriculum possono scrivere di aver diviso il palco con Robert Gordon? Non è poco in un ambito “artistico” che si conforma sempre più ai reality canori, che inneggia starlets e divulga filastrocche frignate da computer.

Il sito ufficiale della band è qui.

martedì 2 ottobre 2012

Quel film pirata sui Pearl Jam

All'alba dei '90, quando Seattle è solo un "sonnolento villaggio di pescatori", Duncan Sharp si specializza in fotografia musicale. Nel periodo in cui deflagra la locale scena rock, si trova nel posto giusto al momento giusto e ritrae band che negli anni risulteranno autorevoli riferimenti planetari. Come i Pearl Jam, da lui seguiti a vista d’occhio in Asia e Oceania per le tappe del Vitalogy Tour. Sharp vola con il gruppo in Oriente e pone la sua discreta presenza al servizio della band. Li filma e li fotografa ovunque, ricavando materiale per una pellicola di quasi tre ore. Un lungometraggio sicuramente eccessivo per durata – tanto da annoiare con momenti decisamente trascurabili – ma che ha il pregio di fissare i Pearl Jam in un momento metamorfico, con dinamiche interne modificate, con il lutto di Cobain da elaborare, il senso di frustrazione per l'affaire Ticketmaster da reggere e un nuovo batterista - l'ennesimo - da gestire. Una transizione che forse regala le ultime fiammate giovanili del gruppo e che li spinge a mettere a ferro e fuoco il palco, a cazzeggiare, a gironzolare nascosti sotto improbabili parrucche, ad improvvisare un farsesco siparietto in spiaggia e a prendersi pubblicamente (e letteralmente) a torte in faccia con la complicità di Flea.
Riprese naïf e proprio per questo riuscitissime, capaci di rendere al meglio barlumi di positività che i ragazzi ritrovano lontano da casa. Il girato non trova alcuna ufficialità ma non resta a lungo inutilizzato. Ben presto videobootleg su nastro circolano tra i fans, anche se a fatica, mentre nell’era interneutica risulta semplice il ripescaggio tra le onde del web, dove spesso si incrociano rotte di pirati generosi.
Anche il giornalista/regista Cameron Crowe per il suo PJ20 ha recuperato frammenti del film di Sharp (la lotta impari tra Eddie e il mostro scippato ad un horror di fantascienza giapponese viene da lì) ma si è limitato ad usare pochi fotogrammi. Proprio il recente repackaging dell’home video PJ20 (nuovo involucro, ma vecchio contenuto) poteva regalarci tra i bonus la versione ripulita del “Pacific Leg” di Vitalogy, invece neanche questa occasione si è rivelata propizia. Chi vorrà acchiapparlo sarà costretto ad uscire in barca.
 

Duncan Sharp è raggiungibile presso il suo web site.

sabato 29 settembre 2012

The Junction - Let Me Out!

Ieri, al grido di We Gotta Get out of This Place, gli Animals proponevano la loro versione di rock engagé. Oggi il più immediato Let Me Out! sintetizza il rock affrancato de The Junction.
Un po’ Wombats e un po’ Babyshambles, il terzetto veneto mette in fila undici brani ricreativi, caratterizzati da grinta e vitalità. Marco Simioni (voce, chitarra e autore dei pezzi), Francesco Reffo (batteria, tastiere e cori) e Alberto Bettin (basso e cori) colmano i circa venti minuti del loro debut album con scambi elettrici come saette e rapidi scioglilingua anglofoni. Ad Allison, singolo tanto estivo quanto ballabile, il compito di circoscrivere l’ambito di una musica spassosa, come il relativo video che – è proprio il caso di dirlo – ne ricalca le orme.

Free Download and Streaming:
file .wav
file .mp3
(fonte: thejunctionrocks)

venerdì 28 settembre 2012

Joe Strummer: "un Che Guevara con la chitarra"

A dieci anni dalla prematura scomparsa di Joe Strummer, la HellCat Records ripubblica gli ultimi lavori discografici dei Mescaleros.
Sul finire dei '90, dopo un lungo periodo lontano dai riflettori, l'ex frontman dei Clash si appresta a ritornare sulle scene. Il torpore è svanito, tournée e album si alternano in rapida successione. Un florido impeto creativo produce materiale per tre album inediti: Rock Art and the X-Ray Style, del 1999, interrompe il digiuno, Global A Go-Go esce due anni dopo e Streetcore (non ultimato) vede la luce postumo nel 2003. In vinile e in CD, le ristampe dei dischi includono rarità, b-sides e registrazioni dal vivo.

Joe Strummer è stato un personaggio unico nel mondo musicale. La sua carismatica figura ha sempre richiamato l'attenzione di media e fans. Molti pareri si sono sprecati sul conto del "rocker marxista", ma il breve profilo tracciato dal giornalista britannico Nick Kent svetta su tutti gli altri per onestà, lucidità e autorevolezza.

Dopo la sua morte prematura è stato scritto molto a proposito delle sue origini alto-borghesi, e di come stridessero con il personaggio di leader della working class che assunse in età adulta. Può essere così, ma il suo reinventarsi fu così completo e il suo slancio così infaticabile che egli diventò letteralmente quel che sognava di essere da ragazzo. Un Che Guevara con la chitarra. La storia ci dice, oggi, che non era un teorico della politica particolarmente brillante, e neanche un talento musicale divino, ma certo sapeva come fondere le due personalità in un unico modello, risultando credibile. E se l’eternità nel rock’n’roll si basasse solo sull’energia fisica, Strummer sarebbe il primo degli immortali. La sua voce poteva sembrare un abominio sgradevole, il suo modo di suonare la chitarra un banale grattugiare ritmico, e non era neanche particolarmente bello; eppure nessuno, a parte Jackie Wilson o James Brown, ha mai sudato tanto su un palco”. Nick Kent, Apathy for the devil – Memorie dagli anni Settanta (Arcana edizioni).