Tom Brosseau pubblica Perfect Abandon, un disco di istantanee realizzato nel solco della tradizione folk a stelle e strisce. L’incisione è stata realizzata in presa diretta con la produzione di John Parish.
Il folk per Tom Brosseau è una faccenda molto seria. Perfect Abandon, ottavo disco in carriera per il chitarrista americano, rigenera il linguaggio crepuscolare dei cantastorie.
Con uno stile diretto e davvero poco mediato, la voce di Brosseau nobilita dieci tracce che elaborano metafore e notazioni. Sono istantanee scattate con una Polaroid nell’epoca del digitale e, proprio per questo, amplificano un messaggio autentico, spontaneo, sdegnando la manipolazione che altera e non porta da nessuna parte.
Perfect Abandon assimila un panorama di giustificazioni e afflizioni, gremito da figure in conflitto e in riappacificazione. Gli stimoli offerti dalla vita, insomma, rivivono tra consapevolezza, nichilismo, altruismo e gran parte dello spettro cromatico esibito dal quotidiano.
Il titolo del disco ricalca una caratterizzazione estrapolata tra le righe di una biografia. Il riferimento tange il modo di indossare il cappello da parte di J.L. “Joe” Frank, “uno dei più grandi promoter/manager di musica country a Nashville”, che usava poggiare il copricapo “con perfetto abbandono”. Al di là della fascinazione per la frase di un libro priva di una qualsiasi rappresentazione figurativa, e che per questo alimenta l’immaginazione, il titolo sembra il modo per delineare le caratteristiche di un album che conferma le doti del busker abile nel trascinare con ineccepibile rilassatezza. Voce bassa e confidenziale, una band che argina l’uso degli strumenti – David Butler alla batteria, Joe Carvell al contrabbasso, Ben Reynolds alla chitarra elettrica – e un unico microfono per catturare i suoni diffusi, live, sul palco del cinema Cube di Bristol, in Inghilterra. Inciso in presa diretta, il disco del menestrello biondo sembra un lavoro che fa di tutto per rasentare l’artigianato di nicchia, se non fosse per la produzione del celebre John Parish (PJ Harvey, Sparklehorse, Peggy Sue), occasionalmente impegnato all’organo.
Roll Along With Me, My Sweetest Friend e Goodbye, Empire Builder (con quella parte di armonica buttata lì con accurata involontarietà) fanno da ossatura a Perfect Abandon.
Tom Brosseau esibisce una vocalità accomodante, cesella la pronuncia di ogni parola alla stregua di un crooner consumato e raramente lascia che la sua Gibson acustica subisca il sopravvento della Fender Stratocaster di Reynolds.
Con una sei corde a tracolla e un testo da cantare molti folksinger hanno costruito onesti percorsi musicali. Tom Brosseau cerca di ritagliarsi un posticino tra chi offre lo splendore semplice ed efficace di un suono accessibile al primo ascolto: è una faccenda molto seria.
lunedì 4 maggio 2015
mercoledì 22 aprile 2015
Tic Tac Toe, nuovo video di JJ Grey
Tic Tac Toe è il nuovo video di JJ Grey. Questa volta è senza i Mofro, nel buio, parzialmente scalfito da una luce tenue che rende la sua confessione vera.
Una chitarra acustica a tracolla, una non scenografia per set, una camera fissa che lo riprende a mezza figura e JJ Grey è pronto a rivelare l’ineludibile.
Tic Tac Toe si spoglia dell’elettricità che contraddistingue la versione finita sul recente Ol'Glory e diventa intimo spurgo della coscienza, in bilico tra pentimento e incapacità a cambiare. Provare emozioni che fluttuano, in un attimo, dall’esaltazione alla rovina, proprio come succede durante una mano di poker. Proprio “come tenere paradiso e inferno nel palmo della tua mano”.
JJ non vuole risultare persuasivo, canta con lo sguardo basso, il capo chino e gli occhi che non guardano mai l’obiettivo della camera, come se il pudore lo impedisse, come se stesse raccogliendo gli ultimi barlumi di una memoria tutt'altro che nobile.
Un non videoclip potente, che ci mostra un cantautore capace di ridare il giusto valore alla musica riducendo tutte le interferenze che possono inquinare espressività e impianto narrativo.
Una chitarra acustica a tracolla, una non scenografia per set, una camera fissa che lo riprende a mezza figura e JJ Grey è pronto a rivelare l’ineludibile.
Tic Tac Toe si spoglia dell’elettricità che contraddistingue la versione finita sul recente Ol'Glory e diventa intimo spurgo della coscienza, in bilico tra pentimento e incapacità a cambiare. Provare emozioni che fluttuano, in un attimo, dall’esaltazione alla rovina, proprio come succede durante una mano di poker. Proprio “come tenere paradiso e inferno nel palmo della tua mano”.
JJ non vuole risultare persuasivo, canta con lo sguardo basso, il capo chino e gli occhi che non guardano mai l’obiettivo della camera, come se il pudore lo impedisse, come se stesse raccogliendo gli ultimi barlumi di una memoria tutt'altro che nobile.
Un non videoclip potente, che ci mostra un cantautore capace di ridare il giusto valore alla musica riducendo tutte le interferenze che possono inquinare espressività e impianto narrativo.
domenica 19 aprile 2015
InVinoVeritas - ViaVai
Cinque anni dopo demoDé, gli InVinoVeritas pubblicano ViaVai. Più asciutto e incisivo del precedente, il nuovo disco cerca – come anticipa il titolo – di mettere a fuoco il tema del movimento. Il fil rouge che lega le tracce non sempre connette gli argomenti, ma il risultato complessivo è comunque piacevole.
Gli InVinoVeritas pubblicano il terzo album in tredici anni. In sala d’incisione, a quanto pare, ci finiscono solo quando è il momento di plasmare qualcosa che li coinvolge per davvero. O quando i cambi di formazione lo consentono.
Il gruppo ha scelto un nome programmatico per questa produzione: ViaVai.
E’ un disco che aspira a raccontare migrazioni fisiche e vagabondaggi trascendentali, che mira all’inequivocabile rappresentazione “di movimento” e che cerca di meditare “sul movimento”. La trama incarna visioni e opportunità, ambizioni e frustrazioni che accarezzano la superficie di quanto predefinito senza ghermirne il nucleo. Il filo conduttore è labile ma è magistralmente saldato in copertina dalla concretizzazione del titolo che propone – oltre all’acronimo del nome della band – quel febbrile movimento di persone che vanno e vengono.
Il viaggio allora risulta più focalizzato con la musica, che esplora, setaccia, riscopre. Gli InVinoVeritas tratteggiano una scena ampia mai arroccata, pronta semmai a spalancarsi per il frequente ricambio di componenti, per la stravaganza concettuale, per la rilevante fusione di stili. E’ una band che rimanda un brio compositivo sincretico, disposto a sperimentare, ad osare per mezzo di insolite soluzioni. Dal pop al rock, dal punk al cantautorato: la metamorfosi sonora del collettivo si basa su accenti ritmici sostanziali e su architetture melodiche funzionali. A completare la miscela, voci diverse si alternano per urlare la rabbia o sussurrare lo sdegno. La penna rastrella tribolazioni (Briciole), riscontri intimisti (einvctnvai) o angosce più che concrete (Clash in Via Padova).
Traspare una nitida autenticità, una passione onesta dagli undici brani contenuti in ViaVai. Pur non essendo perfetto, l'album esibisce quarantacinque minuti di musica matura e intensa. La già menzionata einvctnvai e Come Ridere svettano dal contesto in modo netto, rinnovando, grazie al fondamentale contributo vocale di Sara Squillante, lo splendore canoro che ha segnato il progresso della musica leggera italiana negli anni Sessanta.
Gli InVinoVeritas pubblicano il terzo album in tredici anni. In sala d’incisione, a quanto pare, ci finiscono solo quando è il momento di plasmare qualcosa che li coinvolge per davvero. O quando i cambi di formazione lo consentono.
Il gruppo ha scelto un nome programmatico per questa produzione: ViaVai.
E’ un disco che aspira a raccontare migrazioni fisiche e vagabondaggi trascendentali, che mira all’inequivocabile rappresentazione “di movimento” e che cerca di meditare “sul movimento”. La trama incarna visioni e opportunità, ambizioni e frustrazioni che accarezzano la superficie di quanto predefinito senza ghermirne il nucleo. Il filo conduttore è labile ma è magistralmente saldato in copertina dalla concretizzazione del titolo che propone – oltre all’acronimo del nome della band – quel febbrile movimento di persone che vanno e vengono.
Il viaggio allora risulta più focalizzato con la musica, che esplora, setaccia, riscopre. Gli InVinoVeritas tratteggiano una scena ampia mai arroccata, pronta semmai a spalancarsi per il frequente ricambio di componenti, per la stravaganza concettuale, per la rilevante fusione di stili. E’ una band che rimanda un brio compositivo sincretico, disposto a sperimentare, ad osare per mezzo di insolite soluzioni. Dal pop al rock, dal punk al cantautorato: la metamorfosi sonora del collettivo si basa su accenti ritmici sostanziali e su architetture melodiche funzionali. A completare la miscela, voci diverse si alternano per urlare la rabbia o sussurrare lo sdegno. La penna rastrella tribolazioni (Briciole), riscontri intimisti (einvctnvai) o angosce più che concrete (Clash in Via Padova).
Traspare una nitida autenticità, una passione onesta dagli undici brani contenuti in ViaVai. Pur non essendo perfetto, l'album esibisce quarantacinque minuti di musica matura e intensa. La già menzionata einvctnvai e Come Ridere svettano dal contesto in modo netto, rinnovando, grazie al fondamentale contributo vocale di Sara Squillante, lo splendore canoro che ha segnato il progresso della musica leggera italiana negli anni Sessanta.
domenica 12 aprile 2015
Polar Bear - Same As You
I Polar Bear di Seb Rochford, tre volte nominato al Mercury Music Prize, pubblicano Same As You.
Foga e stasi strumentale si alternano in un cantico alla natura per interpretare un territorio selvaggio che profonde sentimenti autentici, positivi. Gli stessi che la band intende trasmettere con una fusione di stili jazz.
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Foga e stasi strumentale si alternano in un cantico alla natura per interpretare un territorio selvaggio che profonde sentimenti autentici, positivi. Gli stessi che la band intende trasmettere con una fusione di stili jazz.
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mercoledì 25 marzo 2015
Idlewild - Everything Ever Written
Everything Ever Written è l'ottavo album in due decenni per la band scozzese. Gli Idlewild esprimono sonorità identitarie e cercano nuovi percorsi.
Gli scozzesi Idlewild hanno potuto disporre di un biennio per sviluppare un processo creativo immune da stress e da dead line. Registrato tra cielo e mare, sull’isola di Mull, Everything Ever Written è la loro ottava pubblicazione in vent’anni di carriera. E, a tratti, il disco manifesta un mood quieto, frutto di una produzione avvenuta tra tempi dilatati e atmosfere rilassate.
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Gli scozzesi Idlewild hanno potuto disporre di un biennio per sviluppare un processo creativo immune da stress e da dead line. Registrato tra cielo e mare, sull’isola di Mull, Everything Ever Written è la loro ottava pubblicazione in vent’anni di carriera. E, a tratti, il disco manifesta un mood quieto, frutto di una produzione avvenuta tra tempi dilatati e atmosfere rilassate.
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mercoledì 18 marzo 2015
The Sidekicks - Runners In The Nerved World
Ex incendiari, The Sidekicks mostrano oggi una natura che oscilla tra post-punk molliccio e power pop inoffensivo. Titolo evocativo e copertina con caratteri interlocutori, Runners In The Nerved World esclude ogni possibile connessione con il riottoso avvio di carriera della band statuitense.
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