martedì 21 ottobre 2014

Tricky - Adrian Thaws

Evitare le ripetizioni e scansare gli stereotipi quando si tocca l’argomento Tricky non è semplice. Ogni sua produzione avoca notevole attenzione mediatica, ma nonostante il tangibile rischio di reiterazione narrativa torna utile focalizzare quell’urgenza che ha determinato la genesi, il processo creativo e il relativo contenuto della nuova uscita discografica del musicista inglese. Adrian Thaws è titolo dell’album che corrisponde al nome anagrafico dell’artista.

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lunedì 13 ottobre 2014

Michael Stipe - Two times intro. In viaggio con Patti Smith

"Non detti tregua al negozio di dischi finché non trovai il suo primo album, che comprai il giorno stesso in cui uscì”. Michael Stipe racconta quando è diventato devoto ammiratore di Patti Smith. “Da andare fuori di testa – emozionale e imperfetto, vertiginoso […] qui c’era qualcosa che mi parlava".
Vent'anni dopo, il già leader dei REM accompagna la sua dea in tour per un secondo debutto sulle scene. E la fotografa per un diario personale che tempo dopo verrà pubblicato con il titolo Two Times Intro.
Da poco edito da Quarup Editrice, il libro è un documento da avere.

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venerdì 10 ottobre 2014

Matt Confusion - Satori, Take Me Away

Non c'è nessun sample, è tutto suonato davvero e ripreso”. E’ qualcosa a metà tra la dichiarazione di un principio e una rivendicazione di appartenenza quella di Matteo Radice-Matt Confusion. Il cantante e chitarrista lombardo ci tiene a precisare che Satori, Take Me Away è produzione home made realizzata con processi estranei all’impiego di musica preconfezionata. Al suo secondo progetto solista, Matteo ci arriva dopo aver messo da parte i volumi sturm und drang dei Confusion is Next, band in cui ha militato per sei anni, e dopo la prova generale di Songs in The Night, debut album del 2012.
In Satori, Take Me Away, armonie rilassate e ritmi blandi connotano la cifra stilistica delle otto tracce. Trentadue minuti alla ricerca di quella “illuminazione improvvisa” (evocata dal nome del disco) che il musicista trova in quella terra di mezzo lambita da blues e jazz.
Chitarra, voce e strambi testi inglesi plasmano brani autografi impreziositi dalla reinterpretazione asciutta e moderna di St. James Infirmary, traditional che non ha autore ma uno stuolo di interpreti di primo piano.
I’m A Mess, contagiata dal Chicago blues, e Birthday Party, jazz crepuscolare eppure guizzante, i punti fermi di un lavoro concepito nella quiete, ideale dimensione per apprezzarlo.
Disponibile esclusivamente in forma liquida, Satori, Take Me Away è fruibile tramite il website di Matt Confusion.

mercoledì 8 ottobre 2014

Rob Lynch - All These Nights In Bars Will Somehow Save My Soul

Inquadrare l'album di debutto di Rob Lynch è impresa ardua. Carriera agli inizi e songbook ridotto al lumicino non sono di grande aiuto. In All These Nights In Bars Will Somehow Save My Soul, l'inglese mette insieme inni da pub dall'ingente tasso alcolico, uno spiccato accento cockney, predilezione per il canto doppiato dalla seconda voce e ritornelli corali.

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domenica 5 ottobre 2014

Billy The Kid - Horseshoes & Hand Granades

Billy The Kid, moniker di Billy Pettinger, pubblica Horseshoes & Hand Granades inaugurando il sodalizio con la Xtra Mile Recordings, etichetta indie londinese.
Con questo quarto lavoro solista, la musicista cerca di rappresentare la propria inclinazione musicale con brani pervasi da venature folk e proponimenti punk.

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mercoledì 13 agosto 2014

Codeina - Allghoi Khorhoi

Essenziale e incisiva, la nuova impresa dei Codeina si materializza tra ritmi convulsi e volumi selvaggi. La prima piacevole avventura, audace e rocambolesca – picaresca proprio come denunciava il titolo – sembra ormai chiusa. Adesso il trio lombardo si riaffaccia sul mercato discografico con una proposta fatta di composizioni nette, definite da una brutalità che cattura l'ascolto.
Allghoi Khorhoi, stravagante già nel titolo, contiene brani tanto impronunciabili quanto reconditi nel significato disponibili nel classico formato digitale, nudo e crudo, oppure caricati in una pendrive che riprende la forma del leggendario invertebrato stilizzato in copertina.
L'estetica dei Codeina di Allghoi Khorhoi è pervasa da idee archetipe che collidono con musica impulsiva per incrementarne la potenza d'impatto. I testi, benché funzionali alla musica, non pongono freni a pensieri intrusivi e ad una schiettezza così lapalissiana da sembrare ferocemente autentica. Difficile ascoltare il perfetto connubio tra aggressività verbale e violenza sonora di 71 senza dedicarla con trasporto ad un ipotetico destinatario.
Vigorosi pattern di batteria si combinano a toni di basso straordinariamente saturi, feedback e distorsioni di chitarra tornano in auge: Kiwi, Ieri e Hikikomori non possono lasciare indifferenti. Eppure, anche la delicata Cascando coinvolge con la sua laconicità.
Il gruppo ha reciso alcuni legami con il proprio modello di riferimento, i Nirvana, anche se alcuni passaggi dell'album – come Langley & Homer Collyer – rimandano inequivocabilmente al sound della band di Seattle: un pregio, questo, che attribuisce ulteriore attendibilità alla coerenza espressa dal gruppo nel percorso fin qui intrapreso.
Allghoi Khorhoi racchiude dodici componimenti rabbiosi, politically incorrect e per nulla allineati. E' un'ottima prova quella offerta da Mattia Galimberti (voce e chitarra), Emanuele Delfanti (basso) e Alessandro Cassarà (batteria). Roba forte e pericolosa, da maneggiare come fosse un velenoso bruco asiatico.