martedì 1 settembre 2015

The Lafontaines - Class

Gli scozzesi Kerr Okan (voce), Jamie Keenan (batteria), John Gerard (bass), Iain Findlay (chitarra) e Darren McCaughey (chitarra e tastiere) fondano il gruppo The Lafontaines nel 2010. Il giovane quintetto promuove un crossover che “ufficialmente” prende spunto dal rapping dello statunitense Notorius B.I.G. e dalle sonorità dei connazionali Biffy Clyro. Per certi versi, il duplice orientamento è attendibile: risulta evidente la fascinazione hip hop, meno quella rock. Più che altro è un godibile power pop a brillare, soprattutto durante gli spettacoli dal vivo. Il sound è certamente immediato, ma non rigorosamente radicale. Spesso ricorda episodi moderati del pluripremiato coacervo concepito dai Linkin Park. Il primo lavoro discografico è l’EP All She Knows, del 2013, ma il vero e proprio debutto è Class (giugno 2015), un lavoro che calca la mano su temi personali e generazionali, e focalizza uno stile bardato con chitarre in overdrive e testi turbinosi. Quasi tutte le tracce del disco presentano suoni pieni ma non necessariamente aggressivi, che si traducono in una voluminosa massa. L’intensa attività live è imprescindibile per una band che vuole farsi una reputazione, per questo i The Lafontaines si esibiscono in numerosi piccoli club (anche negli States) prima di affrontare l’annuale edizione del “T in the Park”, il leggendario festival scozzese.
Il curioso nome della band è stato scelto per onorare il grande voice actor americano Don LaFontaine, scomparso nel 2008 poco prima di mettere in atto una collaborazione con i ragazzi di Glasgow.

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mercoledì 26 agosto 2015

Gardens & Villa - Music For Dogs

Tenui melodie e cori à gogo per Music For Dogs, terzo album in carriera del gruppo californiano Gardens & Villa. Poche sorprese, ma una ritrovata verve lirica tiene a galla l’intero lavoro.

Gardens & Villa si riaffacciano sul mercato discografico solo un anno e mezzo dopo la pubblicazione di Dunes. Il gruppo capeggiato da Chris Lynch e Adam Rasmussen ha impiegato poco ad elaborare il nuovo progetto discografico Music For Dogs. Complice la smania di far dimenticare il precedente lavoro – che stando alle ultime dichiarazioni, pare sia stato imposto dalla label – i due hanno elaborato le undici tracce in preda ad un rinnovato delirio creativo libero da vincoli.

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martedì 23 giugno 2015

Alcoholic Faith Mission - Orbitor

Orbitor è il nuovo album del collettivo danese Alcoholic Faith Mission. Quarantacinque minuti di musica elettronica attuale ma che potrebbe essere stata incisa decenni fa.
La nostalgia assume sempre più i contorni di una moda e gli AFM ne seguono l’onda pur confezionando pregevoli brani.

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giovedì 28 maggio 2015

Mounties - Thrash Rock Legacy

Non solo USA e UK. Dure a morire, le convenzioni circoscrivono in questi confini il meglio della musica indie in circolazione. Sarà pur vero, ma le eccezioni non mancano.
I Mounties debuttano con Thrash Rock Legacy e sembrano poter dire la loro in proposito.
Il trio è costituito da nomi di spicco del panorama indipendente canadese. Hawksley Workman, nato Ryan Corrigan, ha prodotto il duo Tegane and Sara e la band Hey Rosetta!, Ryan Dahle (fratello di Kurt Dahle, ex batterista dei New Pornographers) ha contribuito alle fortune di Age of Electric e Limblifter, mentre Steve Bays è il cantante degli Hot Hot Heat.
Il rock energico, il suono di synth modaioli – eppure così rétro – e i cori orecchiabili delineano lo stile della band.

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mercoledì 27 maggio 2015

JPNSGRLS - Circulation

Le coordinate dei JPNSGRLS (Japanese Girls) sono nette, facilmente riscontrabili in ogni solco di Circulation. Tra semplicità espositiva e sonorità in quota garage pop sono posizionati i parametri del primo vero album dei canadesi.
Da poco pubblicato in Europa, con un ritardo di circa sei mesi rispetto all’uscita nel Nord America, Circulation è un disco che nell’insieme evoca la forza del punk anche se ...

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lunedì 4 maggio 2015

Tom Brosseau - Perfect Abandon

Tom Brosseau pubblica Perfect Abandon, un disco di istantanee realizzato nel solco della tradizione folk a stelle e strisce. L’incisione è stata realizzata in presa diretta con la produzione di John Parish.

Il folk per Tom Brosseau è una faccenda molto seria. Perfect Abandon, ottavo disco in carriera per il chitarrista americano, rigenera il linguaggio crepuscolare dei cantastorie. Con uno stile diretto e davvero poco mediato, la voce di Brosseau nobilita dieci tracce che elaborano metafore e notazioni. Sono istantanee scattate con una Polaroid nell’epoca del digitale e, proprio per questo, amplificano un messaggio autentico, spontaneo, sdegnando la manipolazione che altera e non porta da nessuna parte. Perfect Abandon assimila un panorama di giustificazioni e afflizioni, gremito da figure in conflitto e in riappacificazione. Gli stimoli offerti dalla vita, insomma, rivivono tra consapevolezza, nichilismo, altruismo e gran parte dello spettro cromatico esibito dal quotidiano.

Il titolo del disco ricalca una caratterizzazione estrapolata tra le righe di una biografia. Il riferimento tange il modo di indossare il cappello da parte di J.L. “Joe” Frank, “uno dei più grandi promoter/manager di musica country a Nashville”, che usava poggiare il copricapo “con perfetto abbandono”. Al di là della fascinazione per la frase di un libro priva di una qualsiasi rappresentazione figurativa, e che per questo alimenta l’immaginazione, il titolo sembra il modo per delineare le caratteristiche di un album che conferma le doti del busker abile nel trascinare con ineccepibile rilassatezza. Voce bassa e confidenziale, una band che argina l’uso degli strumenti – David Butler alla batteria, Joe Carvell al contrabbasso, Ben Reynolds alla chitarra elettrica – e un unico microfono per catturare i suoni diffusi, live, sul palco del cinema Cube di Bristol, in Inghilterra. Inciso in presa diretta, il disco del menestrello biondo sembra un lavoro che fa di tutto per rasentare l’artigianato di nicchia, se non fosse per la produzione del celebre John Parish (PJ Harvey, Sparklehorse, Peggy Sue), occasionalmente impegnato all’organo.  

Roll Along With Me, My Sweetest Friend e Goodbye, Empire Builder (con quella parte di armonica buttata lì con accurata involontarietà) fanno da ossatura a Perfect Abandon.
Tom Brosseau esibisce una vocalità accomodante, cesella la pronuncia di ogni parola alla stregua di un crooner consumato e raramente lascia che la sua Gibson acustica subisca il sopravvento della Fender Stratocaster di Reynolds.
Con una sei corde a tracolla e un testo da cantare molti folksinger hanno costruito onesti percorsi musicali. Tom Brosseau cerca di ritagliarsi un posticino tra chi offre lo splendore semplice ed efficace di un suono accessibile al primo ascolto: è una faccenda molto seria.