domenica 28 agosto 2011
sabato 27 agosto 2011
venerdì 26 agosto 2011
Paramount Styles - Heaven's Alright
Scott McCloud + Alexis Fleisig (Girls Against Boys) + Julia Kent (Antony and the Johnsons) = "Sounds like Nick Nolte close-talking Marlene Dietrich".
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domenica 21 agosto 2011
Be your own dog. Coincidenze
"I'll start this off without any words" cantava Cobain in On a Plain. Io, invece, inizio e finisco senza un nesso. In piena anarchia. Anzi, apro e chiudo con i suoi versi.
Come si possono ricongiungere i fili di una fumosa trama che vede imbrigliati artisti diversissimi tra loro quali Joan Wasser, i dEUS e i Paramount Styles? Forse con un bel fico secco. Oppure intravedendo labili coincidenze che Nick Hornby avrebbe ironicamente, e magistralmente, descritto in cinquemila battute.
Be your own dog, ovvero non avere altri padroni. Cerca di essere, o rimanere, o magari diventare un cane sciolto. Sono parole pronunciate in un backstage alcolico dei dEUS. La “filosofia”, esposta integralmente qui sotto (*), è di "tale" Scott McCloud. Voleva solo essere un saluto post concerto ai componenti del gruppo belga e, invece, è diventato il rap introduttivo per Fell Off the Floor, Man (traccia di In a Bar Under the Sea). Vatti a fidare degli amici!
Conosco poco i dEUS e non mi sono lasciato sfuggire un loro concerto il 30 luglio (era pure gratis).
Tanti pregi e un grande difetto. Band composta da musicisti preparatissimi e frontman impeccabile. Il gruppo interpreta uno show denso, vario e dal sound pulito ma resta un po’ troppo “piantato”, fermo sugli stessi giri mentre il motore reclama un cambio di marcia che non arriva. Bravi, comunque, è che la loro età dell’impeto deve essere passata da almeno dieci anni.
I Paramount Styles si sono formati nel 2008. A settembre è previsto un loro tour europeo. Si portano dietro brani dal primo Failure American Style e dal più recente Heaven’s Alright. Indie rock americano tra (molta) tradizione e (poca) evoluzione. Il secondo full-length è un onesto lavoro. Mi è stato recapitato la settimana scorsa. Non contiene nulla che possa essere accostato allo scintillante passato dei Girls Against Boys - band nella quale hanno militato i due cardini dei Paramount, Alexis Fleisig e soprattutto Scott McCloud - ma si lascia apprezzare.
Scott McCloud, appunto. Lo Scott McCloud schiaffato dai dEUS in un loro brano. Ora vive a Vienna.
Sul finire del luglio scorso ho (ri)visto Joan As Police Woman dal vivo (24 luglio: sei giorni prima del concerto gratuito dei dEUS e un mese prima di ricevere il disco dei Paramount Styles). Un nesso con i precedenti personaggi c’è. Almeno credo.
Tra tutti gli artisti sul pianeta chi, il 13 luglio scorso, ha fatto tappa nella capitale austriaca?
La risposta è in una foto che proprio Scott ha pensato bene di scattare alla vigilia del concerto: quello che annuncia Joan Wasser, la musicista alla quale avrebbe fatto da gruppo spalla insieme ai Paramount.
Scott McCloud, insomma, pare l'anello di congiunzione tra dEUS e JAPW. Tutta gente che mi frulla intorno (no, forse sono io che li vado a cercare) a distanza di pochi giorni l'una dall'altra.
Ricapitolando ...
1. Fatti noti.
- Sul finire del luglio scorso ho (ri)visto JAPW dal vivo (24 luglio).
- Qualche giorno dopo ho visto i dEUS (30 luglio).
- La scorsa settimana ho ricevuto Haven's Alright dei Paramount Styles, band di Scott McCloud (ex Girls Against Boys).
2. Notizie apprese solo dopo gli eventi di cui sopra.
- Scott McCloud è autore dell’introduzione parlata di "Fell Off the Floor, Man" brano dei dEUS tratto dall’album In a Bar Under the Sea (1996).
- JAPW prima di suonare per ben otto date in Italia ha fatto tappa in Austria, nella capitale (13 luglio).
- Scott McCloud scatta una foto a un tabellone pubblicitario: quello che annuncia il live di Joan, lo stesso che proprio lui ha aperto.
Scott, i dEUS e Joan … personaggi apparentemente distanti ma legati fra loro in maniera davvero sorprendente. Rilevare le connessioni tra i tre, a pochi giorni dai concerti e dal ricevimento del nuovo dei Paramount, desta una certa perplessità.
Coincidenze, il mondo è piccolo. Be your own dog.
"It is now time to make it unclear/ To write off linesthat don't make sense/ One more special message to go".
_______________
(*) What about my philosophy, my philosophy
You got to be your, you got to be your own dog, you know?
You know what I'm talking about
Let's say yeah like a James Brown thing.
You gotta go sniffin' in your own turf
Be your own dog, don't let nobody put a leash on you
(Fell Off the Floor, Man)
Come si possono ricongiungere i fili di una fumosa trama che vede imbrigliati artisti diversissimi tra loro quali Joan Wasser, i dEUS e i Paramount Styles? Forse con un bel fico secco. Oppure intravedendo labili coincidenze che Nick Hornby avrebbe ironicamente, e magistralmente, descritto in cinquemila battute.Be your own dog, ovvero non avere altri padroni. Cerca di essere, o rimanere, o magari diventare un cane sciolto. Sono parole pronunciate in un backstage alcolico dei dEUS. La “filosofia”, esposta integralmente qui sotto (*), è di "tale" Scott McCloud. Voleva solo essere un saluto post concerto ai componenti del gruppo belga e, invece, è diventato il rap introduttivo per Fell Off the Floor, Man (traccia di In a Bar Under the Sea). Vatti a fidare degli amici!
Conosco poco i dEUS e non mi sono lasciato sfuggire un loro concerto il 30 luglio (era pure gratis).
Tanti pregi e un grande difetto. Band composta da musicisti preparatissimi e frontman impeccabile. Il gruppo interpreta uno show denso, vario e dal sound pulito ma resta un po’ troppo “piantato”, fermo sugli stessi giri mentre il motore reclama un cambio di marcia che non arriva. Bravi, comunque, è che la loro età dell’impeto deve essere passata da almeno dieci anni.
I Paramount Styles si sono formati nel 2008. A settembre è previsto un loro tour europeo. Si portano dietro brani dal primo Failure American Style e dal più recente Heaven’s Alright. Indie rock americano tra (molta) tradizione e (poca) evoluzione. Il secondo full-length è un onesto lavoro. Mi è stato recapitato la settimana scorsa. Non contiene nulla che possa essere accostato allo scintillante passato dei Girls Against Boys - band nella quale hanno militato i due cardini dei Paramount, Alexis Fleisig e soprattutto Scott McCloud - ma si lascia apprezzare.
Scott McCloud, appunto. Lo Scott McCloud schiaffato dai dEUS in un loro brano. Ora vive a Vienna.
Sul finire del luglio scorso ho (ri)visto Joan As Police Woman dal vivo (24 luglio: sei giorni prima del concerto gratuito dei dEUS e un mese prima di ricevere il disco dei Paramount Styles). Un nesso con i precedenti personaggi c’è. Almeno credo.
Tra tutti gli artisti sul pianeta chi, il 13 luglio scorso, ha fatto tappa nella capitale austriaca?
La risposta è in una foto che proprio Scott ha pensato bene di scattare alla vigilia del concerto: quello che annuncia Joan Wasser, la musicista alla quale avrebbe fatto da gruppo spalla insieme ai Paramount.
Scott McCloud, insomma, pare l'anello di congiunzione tra dEUS e JAPW. Tutta gente che mi frulla intorno (no, forse sono io che li vado a cercare) a distanza di pochi giorni l'una dall'altra.
Ricapitolando ...
1. Fatti noti.
- Sul finire del luglio scorso ho (ri)visto JAPW dal vivo (24 luglio).
- Qualche giorno dopo ho visto i dEUS (30 luglio).
- La scorsa settimana ho ricevuto Haven's Alright dei Paramount Styles, band di Scott McCloud (ex Girls Against Boys).
2. Notizie apprese solo dopo gli eventi di cui sopra.
- Scott McCloud è autore dell’introduzione parlata di "Fell Off the Floor, Man" brano dei dEUS tratto dall’album In a Bar Under the Sea (1996).
- JAPW prima di suonare per ben otto date in Italia ha fatto tappa in Austria, nella capitale (13 luglio).
- Scott McCloud scatta una foto a un tabellone pubblicitario: quello che annuncia il live di Joan, lo stesso che proprio lui ha aperto.
Scott, i dEUS e Joan … personaggi apparentemente distanti ma legati fra loro in maniera davvero sorprendente. Rilevare le connessioni tra i tre, a pochi giorni dai concerti e dal ricevimento del nuovo dei Paramount, desta una certa perplessità.
Coincidenze, il mondo è piccolo. Be your own dog.
"It is now time to make it unclear/ To write off linesthat don't make sense/ One more special message to go".
_______________
(*) What about my philosophy, my philosophy
You got to be your, you got to be your own dog, you know?
You know what I'm talking about
Let's say yeah like a James Brown thing.
You gotta go sniffin' in your own turf
Be your own dog, don't let nobody put a leash on you
(Fell Off the Floor, Man)
venerdì 29 luglio 2011
lunedì 25 luglio 2011
Indizi per un concerto
La settima edizione del Locus Festival di Locorotondo è dedicata al compianto Gill Scott-Heron. Un suo gigantesco ritratto campeggia al lato del palco allestito per la rassegna. Il primo piano lo ritrae con l'immancabile coppola che cela capelli brizzolati e la visiera che adombra palpebre chiuse in cerca di meditazione.
La stessa meditazione raggiunta e poi bruscamente interrotta dall'artista di scena ieri sera durante un componimento pervaso da drammatico lirismo. Formula di un rito ormai estinto, l'invocazione mossa da qualcuno dell'organizzazione - "c'è un medico in platea?"- nel mezzo dell'esecuzione spezza il pathos ricreato da una prova canora che richiede concentrazione e abilità.
E poi ... be', il racconto migliore è sempre quello riferito dai protagonisti.
La stessa meditazione raggiunta e poi bruscamente interrotta dall'artista di scena ieri sera durante un componimento pervaso da drammatico lirismo. Formula di un rito ormai estinto, l'invocazione mossa da qualcuno dell'organizzazione - "c'è un medico in platea?"- nel mezzo dell'esecuzione spezza il pathos ricreato da una prova canora che richiede concentrazione e abilità.
In realtà tutta l'esibizione non è delle più semplici e neanche il costume da Wonder Woman (zatteroni kitsch risalenti all'era "disco", solita tutina attillata e cinturone) serve a respingere più di un tiro mancino della sorte.
Ancora in trio (ma che fine ha fatto il vecchio tastierista?), il combo americano esegue una scaletta incentrata sull'ultima pubblicazione che ben poco spazio lascia a ciò che è stato. Sorprende la scelta di una grintosa Christobel nei bis, incanta l'esecuzione per sola voce e piano di Human Condition, a chiudere il sipario, e impressiona (anche per gli sviluppi) Forever And A Year, il brano bruscamente interrotto per un'emergenza (ma non ci dovrebbe essere un'unità sanitaria ai concerti?).Lo spettacolo ipnotizza solo a tratti. Troppi i momenti di disturbo: uno tra il pubblico che si reinventa fonico e si mette a urlare imprecisati consigli, il motociclista che si mette a sgassare nella zona pedonale attigua alla location, l'arrivo dell'ambulanza a sirene spiegate per il malore della spettatrice. L'atmosfera da spettacolo di piazza, insomma, non è propriamente adatta alle dinamiche di questo evento. Di gran lunga preferibile l'intimo concerto di quattro mesi fa in un piccolo teatro sperduto nel Salento.
Se la tensione emotiva sul palco risulta intermittente, però, quella volta ad accogliere l'entusiasmo degli spettatori dopo lo show è decisamente alta.
Sempre disponibile e attentissima ad ogni richiesta, l'artista adottata da Brooklyn autopromuove nel retropalco la vendita (un male necessario che ironicamente definisce "davvero emozionante") di suoi dischi e magliette. La conferma di un'apertura totale alle richieste dei fan giunge anche a me. Ci eravamo già incontrati proprio nella precedente tappa pugliese ed è stato sorprendente ritrovarsi quasi come vecchi conoscenti, a fine concerto, ambedue con i ricordi nitidi circa l'antefatto. Due chiacchiere, una stretta di mano, una foto di gruppo e un arrivederci.
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