giovedì 27 agosto 2009

Before the fame

I Castiles seguono l’evolversi della scena pop di fine anni sessanta. Jimi Hendrix ha contribuito ad inventare e diffondere il rock psichedelico, così i Castiles riprendono le sue Purple Haze e Fire” (R.K.).

Il breve cenno tratto dal recente "Magic In The Night – le parole e la musica di Bruce Springsteen" di Rob Kirkpatick offre lo spunto per riflettere sul rapporto pressoché inesistente tra la musica del body builder del NJ e quella di Jimi Hendrix e, in più, ripropone un vecchio dubbio: perché il più grande chitarrista del pianeta non è mai stato un punto di riferimento per Bruce?
Sarebbe opportuna un'analisi approfondita ma nessuno s'è mai preso la briga di indagare (anch'io mi astengo).
Distanti per approccio, sensibilità, attitudine e capacità musicale, Springsteen ed Hendrix incarnano l’essenza rock in modo differente. Anche la diversità di estrazione socioculturale (indigenti e problematici, gli Hendrix sono costretti ad affidare, per un breve periodo, il piccolo James ad altra famiglia) porta i due a percepire la musica secondo una visione dissimile. Quasi contemporanei ma sicuramente mai convergenti, i percorsi dei due musicisti non si sono neanche sfiorati. C’è da chiedersi come Springsteen, più giovane di soli sette anni, abbia potuto eludere in fase di erudizione ogni riferimento alle micidiali innovazioni del mancino di Seattle, grande catalizzatore della scena rock dal ‘67 al ‘70.

Le radici della musica di Springsteen, evidentemente, attecchiscono ad un periodo precedente a quello di massima esposizione mediatica di Hendrix e originano da generi ben diversi da quelli che hanno solleticato estro e fantasia dell’afroamericano (escluso Bob Dylan prediletto da entrambi). Jimi è stato, al contrario di Bruce, compositore audace e lungimirante tanto da determinare una corrente musicale il cui impeto è ancora oggi rintracciabile in chitarristi alle prime armi e musicisti affermati. Escludendo i primordi, invece, Springsteen tralascia ogni innovazione, e non medita neanche a rivoluzionare il rock che molto spesso riprende sic et simpliciter in una formula già collaudata, ma distintiva per stile e personalità.

Ma cosa pensa Springsteen dell’opera di Jimi Hendrix? Del suo stile, del suo modo di tenere il palco? Ho sempre cercato una risposta, magari l’ho pure trovata nel mare di testi biografici acquistati negli ultimi 20 anni per poi dimenticarla. Non c’è replica a queste domande che ancora latitano, se non sbaglio, nelle purtroppo ossequiose e ormai molteplici interviste condotte al vigoroso sessantenne.

Al più fidato musicista e collaboratore di Springsteen sarebbe superfluo chiederlo perché, nel suo caso, sussistono tre buoni indizi che costituiscono una prova. Dieci anni fa il buon Van Zandt è riapparso sul mercato discografico con Born Again Savage, album dichiaratamente psichedelico sin dall’immagine di copertina. Nei crediti non viene citata la Jimi Hendrix Experience bensì i Cream, gli Who e Kinks, ispiratori primari di questo lavoro. Ma è al virtuoso della Stratocaster che molti elementi riportano. Suonato da un trio alla stessa stregua della Experience, l’album è strutturato secondo i dettami dell’hard rock late sixties: chitarra distorta in rilievo sotto continuo assedio di rullare di batteria e pulsare di basso.
Per quanto attiene un’ipotetica relazione tra Springsteen ed Hendrix, invece, la notizia che più di altre ha destato un minimo d’interesse tra i suoi fan ha a che fare con il gossip, visto che informa dell’acquisto (ad Atlanta durante le sessions per Magic) da parte del body builder del New Jersey, di un DVD contenente una performance live del genio meticcio. Un po’ poco per formulare la tesi di una presunta folgorazione sulla via di Damasco.

Ma come spesso accade è in maniera del tutto fortuita che ci s'imbatte in notizie interessanti. Perplesso ed annoiato, dunque, inizio a leggere le prime pagine dell'ennesimo libro su Springsteen (appunto “Magic In The Night”) imbattendomi nella suddetta citazione. Ma è il pugno di illuminanti parole che seguono a destare la mia attenzione. “Nel 2004, l’etichetta NPR ha dato alle stampe una registrazione dei ragazzi di Freehold impegnati in un concerto al Left Foot nel settembre del 1967. La pubblicazione indipendente ha consentito al pubblico di ascoltare Springsteen e la sua chitarra elettrica alle prese con il repertorio di Hendrix".

Bingo! Di nuovo sulle tracce di una risposta che cerco da tempo, indago su quelli che possono essere definiti reperti di storia musicale vista la rilevanza delle rare incisioni che includono ed il calibro degli artisti in questione. Riesco a trovare qualcosa (alcuni podcast che contengono spezzoni di Purple Haze e Fire maltrattate dai Castiles) sul sito della NPR, una stazione radio americana.

Gli adolescenti Castiles sono aspiranti musicisti che nel 1965 arruolano “il futuro del rock'n'roll” come chitarrista. I ragazzi cercano gloria emulando le band del momento e cimentandosi con brani originali. Nello stesso anno, il semisconosciuto Hendrix milita, insoddisfatto, nella band di un già dimenticato e dispotico Little Richard (invidioso del carisma del mancino), ha già suonato con Ike & Tina Turner ed ha improvvisato con Albert Collins. Ma nel 1967, quando ancora Springsteen suona nei Castiles, James Marshall “Jimi” Hendrix vive l’anno della consacrazione artistica: incide il debut album “Are You Experienced?” e partecipa al Festival di Monterey in California. In concerto per la prima volta negli States, il chitarrista rivela tutto il suo talento grazie ad uno strepitoso set terminato in maniera sbalorditiva. Il vortice psichedelico di un'esclusiva versione di Wild Thing (portata al successo dai Troggs e rifatta, guarda caso, anche dalla E Street Band quest’anno) lo porta ad incendiare – letteralmente – una Fender personalmente ornata a mano, simulacro da sacrificare in ossequio al suo pubblico.

La trionfale esibizione del trio angloamericano riscuote vasta eco, e il guitar hero per eccellenza sembra aver conquistato anche i giovani componenti del gruppo del NJ. Tre mesi dopo il festival, il 16 settembre ’67, presso il centro ricreativo Left Foot di Freehold, i Castiles suonano Fire e Purple Haze (e due settimane dopo, sempre nello stesso posto, Hey Joe).
L’intera registrazione del concerto dei Castiles è facilmente recuperabile in rete, anche se l'audio è pessimo in confronto a quello diffuso tramite il sito web della NPR.

Nonostante l'importanza della registrazione risalente a ben 42 anni fa, sarebbe lecito pensare ad una pura e semplice infatuazione da parte del quasi diciottenne Springsteen per il rock psichedelico di Hendrix. A voler cercare l'anello di congiunzione musicale tra i due, sarebbe opportuno cercare altrove. Un trait d'union potrebbe essere il medesimo sentimento pacifista che ha condotto sullo stesso terreno i due artisti.
Dopo tante parole, marce e sit-in è di Hendrix l’idea di mettere in musica il desiderio comune a tanti giovani americani contrari alla guerra. E’ storica la performance tenuta nel ’69 a Woodstock, in cui esegue uno stravolto inno nazionale tramutato in una successione di note sibilanti, acide ed intollerabili proprio come i grappoli di bombe sganciate dai B-52 sul Vietnam. Un palese rifiuto del conflitto asiatico non tanto dissimile da quello che ha portato Springsteen, durante il “Vote For Change Tour” del 2004, a proporre una dolente e cupa (al passo coi tempi) Star-Spangled Banner.
Il nesso tra i due potrebbe essere proprio questo. Artisticamente diversi ma accomunati dallo stesso pensiero: Bring ‘em home.
Sull'argomento sarebbe opportuna un’analisi approfondita, ma io mi astengo.

Sorprendentemente anche su badlands.it ;-)

su "The Killer Newsletter" n. 17/2009 ottenibile previa iscrizione al web site killerinthesun.com dello scrittore e giornalista Leonardo Colombati

o sul 5° numero della rivista antologica The Killer Magazine scaricabile gratuitamente qui

2 commenti:

Colonnello Kurtz ha detto...

Bellissimo articolo. Anche se non sono un conoscitore di Hendrix, mi ha interessato molto.

Sbaglio, o già qualche tour fa, Bruce eseguiva Star Spangled Banner in apertura di Born in the USA?

Francesco Santoro ha detto...

Grazie gentilissimo Colonnello!

Anch'io non sono un profondo conoscitore di Hendrix ma sono affascinato dalla sua figura e gli sono grato per aver influenzato un sacco di musicisti che adoro (da Stevie Ray Vaughan a Mike McCready dei Pearl Jam).

Mi permetto di suggerirti 2 suoi titoli: "Are you experienced?" e "Electric Ladyland" ma prima comincia col vedere come diavolo era capace di rendere personali componimenti di altri eroi:

http://www.youtube.com/watch?v=GM44gmQ8Ay0

http://www.youtube.com/watch?v=BCwCBh0z3Hs

Sì ricodi bene. Nel 1992 Springsteen era solito introdurre Born In The U.S.A. con pochi secondi dell'inno nazionale americano.
Se ne trova traccia anche in "Italian Shoes"

http://www.springsteenlyrics.com/trading/moreinfo.php?bootpath=cd1992/1992-06-210.txt

A presto!